[Recensione] Ritual: Crown of Horns

Non so se ci avete fatto caso, ma ultimamente su Nintendo Switch sta uscendo un numero impressionante di twin stick shooter, un genere che per quanto mi riguarda trova nella piccola ibrida Nintendo il luogo ideale per mostrare il proprio potenziale. Questo sicuramente a causa di una formula che si sposa perfettamente con la natura portatile della console (certo, per coloro che non soffrono del famigerato problema del JoyCon drifting) che permette di usufruire del gameplay veloce e immediato che soprattutto questo genere ha da offrire. Quest’oggi vi parleremo di un nuovo esponente del genere, Ritual: Crown of Horns dei ragazzi di Draw Distance, che si presenta più in forma che mai con delle tematiche assolutamente degne di essere prese in considerazione dagli amanti di questa particolarissima tipologia di sparatutto: quelle del selvaggio western in salsa horror! Hyppati? Bene, seguiteci in questa analisi del gioco e siamo sicuri che a fine percorso correrete sull’eShop e vi ritroverete una ventina di euro dal vostro budget dedicato ai videogiochi, ma vi garantiamo che ne varrà assolutamente la pena!

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Come dicevamo, Ritual: Crown of Horns è sviluppato  da Draw Distance, che nasce dalle ceneri di iFun4all, studio di sviluppo che con il genere horror non è proprio alle prime armi. Tra i loro progetti più noti possiamo certamente citare Vampire: The Masquerade – Coteries di New York e Halls of Horror, ma anche il recentemente approdato su Switch Midnight Evil. Il team di sviluppo ha infatti dato prova di sé sia per quanto riguarda i giochi da tavolo sia in ambito videogames, ed è proprio per questo motivo che non potevamo affatto non tuffarci a capofitto in questo loro nuovissimo progetto (talaltro arrivato anche su PC).

In Ritual: Crown of Horns, la nostra missione è inizialmente quella di rintracciare una strega e sbarazzarcene per conto del governo federale. Tuttavia, ti ritrovi massacrato da animali cornuti curiosamente spediti da quelle stesse identiche autorità. In seguito, potresti essere resuscitato dalla stessa strega che hai tentato di uccidere ed entrare in un’alleanza con le bestie che fino ad un minuto prima erano viste come acerrime nemiche. Noi ve lo avevamo detto, le tematiche sono assolutamente folli, ma vi garantiamo che tutto ha sempre un senso e nulla è mai lasciato al caso, evitando dunque di scadere nel banale.

Alla base, Ritual: Crown of Horns va affrontato a orde, durante le quali dare sfogo totale alla nostra furia repressa. I giocatori sono posizionati all’interno di arene relativamente piccole, iniziando con impostazioni horror di base che ricordano cimiteri o cabine nei boschi prima di trasformarsi in territori più ampi e addirittura più vari. All’interno di queste arene, il nostro obiettivo sarà ovviamente quello di sterminare i fiumi di bestie in arrivo fino allo scadere del tempo limite. L’invasione inizia relativamente contenuta per poi accelerare nel ritmo man mano che ci si avvicina allo scadere del timer. Se questo non bastasse spesso sarà anche necessario proteggere la strega dalla furia nemica, per permetterle di caricare un incantesimo (il rituale al quale fa riferimento il nome del gioco) con il quale sbarazzarsi una volta per tutte dei nemici rimasti… o almeno fino alla prossima ondata.

Fate attenzione però, perché se la strega muore verrà decretato il nostro fallimento. Ciò richiede un’enorme quantità di tecnica poiché dovremo prestare attenzione sia a non allontanarci troppo dalla strega sia a non rimanere sedentari in un solo posto con il rischio non troppo remoto di cadere vittima delle bestie assetate di sangue.  Vorremmo raccontarvi molto altro su questa fase, come per esempio di non dare per scontato che la strega stessa rimanga sempre ferma in un punto specifico dell’arena, ma riteniamo piacevole che alcuni dettagli vengano scoperti solo da coloro che decideranno di acquistare il gioco.

L’arsenale a nostra disposizione sarà sempre più variegato man mano che procederemo all’avventura. Iniziando con un comunissimo revolver, molto lentamente averemo accesso ad armi ben più potenti come il fucile o con caratteristiche uniche come la balestra. Anche gli incantesimi godono della stessa progressione, ed è per questo che abbiamo notevolmente apprezzato la varietà messa in campo dai ragazzi di Draw Distance. Gli incantesimi sono inestimabili quando l’orda di nemici diventa eccessiva (succederà, statene certi) e abbiamo apprezzato il fatto che anche il protagonista del gioco può ricorrere al loro utilizzo, e non solamente la strega per la quale rimane comunque una pratica indispensabile per porre fine ai livelli, semplicemente raccogliendo le anime dei nemici sconfitti. Ultima nota su questo aspetto riguarda la possibilità anche di accumulare gli incantesimi, permettendo al giocatore di caricare la barra nella prima metà dello stage e dare sfogo verso il gran finale.

Per garantire la grande varietà di cui vi abbiamo parlato in precedenza, ci viene offerta anche la possibilità di acquistare dalla strega nel nostro rifugio una gran quantità di equipaggiamento (è sempre qui che selezioniamo armi e incantesimi). Abbiamo notato, con grande piacere, che il gioco stimola all’utilizzo di equipaggiamento sempre diverso per affrontare le numerose situazioni di pericolo alle quali andremo in contro, ed è proprio per questo che non dovremo mai sottovalutare l’enorme potenzialità che ci viene offerta.

Anche i livelli offrono un buon livello di rigiocabilità, ed è per questo che la longevità è assolutamente uno dei punti forti della produzione. Nello specifico, una volta terminato un livello, è necessario rigiocarlo per completare alcune sfide extra, che ti premiano con le corna che possono essere utilizzate per acquistare nuovi strumenti, che vanno da capi di abbigliamento che migliorano le tue abilità passive, armi potenziamenti e persino abilità magiche. Le sfide, tuttavia, possono spesso risultare piuttosto molto punitive a causa di quanto possano essere impegnative, almeno per coloro che preferirebbero qualcosa di meno arcade in termini di difficoltà.

Per i veterani del genere c’è davvero tanta soddisfazione, ma riteniamo che coloro che cercano un qualcosa di più accessibile potrebbero trovarsi in difficoltà giocando a Ritual: Crown of Horns. Questo proprio per via del fatto che non sarà sufficiente sparare all’impazzata per avere la meglio sui nemici, ma bisognerà metter in moto una buona quantità di pianificazione e studiare attentamente sia gli stage che i nemici.

Per quanto riguarda l’aspetto grafico del gioco non abbiamo molto da segnalare. Su Nintendo Switch il tutto gira senza troppi intoppi in tutte le modalità di gioco. Se proprio bisogna trovare il pelo nell’uovo potremmo farlo citando il sistema di illuminazione che non sempre ci renderà chiara la scena, obbligandoci a procedere con molta cautela anche con pochi nemici a schermo. Stiamo pur sempre parlando di un titolo con una buona componente horror, ed è proprio per questo che tutto sommato siamo stati disposti ad accettare questo compromesso. Quello che invece poteva essere senza dubbio curato maggiormente è il comparto sonoro, specialmente per quanto riguarda gli effetti, che risultano spesso poco incisivi per l’immedesimazione del giocatore. Peccato anche per la completa mancanza di una localizzazione italiana, nonostante i dialoghi semplici da comprendere avremmo sicuramente apprezzato che questa fosse stata presa in considerazione.

In conclusione, riteniamo Ritual: Crown of Horns un titolo assolutamente riuscito ma che vede il suo miglior successo in quella cerchia di giocatori in cerca di sfide interessanti nonostante queste alla lunga possano rivelarsi ripetitive. La buona varietà nel gameplay permette in parte di mitigare tale sensazione, offrendo un prodotto ricco di contenuti per coloro che amano spolpare il gioco in ogni suo aspetto. Se già su PC la creatura di Draw Distance aveva avuto il giusto successo, riteniamo che su Nintendo Switch questa sia finalmente nel suo habitat naturale. Se amate i twin stick shooter e le ambientazioni western sappiate che ne rimarrete estremamente soddisfatti.

Non so se ci avete fatto caso, ma ultimamente su Nintendo Switch sta uscendo un numero impressionante di twin stick shooter, un genere che per quanto mi riguarda trova nella piccola ibrida Nintendo il luogo ideale per mostrare il proprio potenziale. Questo sicuramente a causa di una formula che si sposa perfettamente con la natura portatile della console (certo, per coloro che non soffrono del famigerato problema del JoyCon drifting) che permette di usufruire del gameplay veloce e immediato che soprattutto questo genere ha da offrire. Quest'oggi vi parleremo di un nuovo esponente del genere, Ritual: Crown of Horns dei ragazzi di Draw…
Ritual: Crown of Horns è un mattatoio. Un gioco d’azione violento e frenetico ambientato in un selvaggio West alternativo, una visione assurda e alimentata dall’acido della frontiera infernale. Ispirato da una varietà di interpretazioni uniche del genere occidentale, da “El Topo” di Alejandro Jodorowsky e da “High Plains Drifter” di Clint Eastwood al culto della serie TV “The Wild Wild West”. È la storia selvaggia di un duo sgradevole: un cacciatore di taglie che ritorna dall’oltretomba, bramando di vendicarsi della sua terra natale, ed una strega che lo aiuta con una serie di potenti rituali per promuovere i suoi obiettivi segreti.

Ritual: Crown of Horns

VOTO FINALE - 7.6

7.6

Ritual: Crown of Horns è un mattatoio. Un gioco d’azione violento e frenetico ambientato in un selvaggio West alternativo, una visione assurda e alimentata dall’acido della frontiera infernale. Ispirato da una varietà di interpretazioni uniche del genere occidentale, da “El Topo” di Alejandro Jodorowsky e da “High Plains Drifter” di Clint Eastwood al culto della serie TV “The Wild Wild West”. È la storia selvaggia di un duo sgradevole: un cacciatore di taglie che ritorna dall’oltretomba, bramando di vendicarsi della sua terra natale, ed una strega che lo aiuta con una serie di potenti rituali per promuovere i suoi obiettivi segreti.

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