[Recensione] Scarlett Mysteries: Cursed Child

Artifex Mundi è un tornado inarrestabile, ormai lo avete capito, e quando si tratta di pubblicare le proprie avventure su Nintendo Switch noi di IndieReviews siamo sempre in prima linea pronti per potervene parlare in una recensione. Ormai tutto il nostro staff fa a gara su chi deve occuparsi dell’articolo sull’ennesimo punta e clicca in stile Hidden Object, e quest’oggi l’onore spetta a me. Alla fine c’è davvero qualcosa di magico nel modo in cui lavora il piccolo team indie dietro a tutti questi giochi, se ci pensate si sta praticamente abusando dello stesso concept più e più volte, cambiando ad ogni iterazione l’ambientazione di fondo e limando piano piano quelle che sono le meccaniche peculiari dell’esperienza. E lo ribadisco ora più che mai, seppure con qualche alto e basso ad oggi nessun titolo Artifex Mundi ha mai tradito le nostre aspettative. Vediamo dunque se lo stesso vale anche per Scarlett Mysteries: Cursed Child, approdato recentemente sul Nintendo Switch eShop.

Fin dalla più tenera età Scarlett Everitt mostrava i segni del suo dono paranormale poiché fantasmi e spiriti l’accompagnavano a ogni passo. Il padre, disperato, decise che il posto più sicuro per lei era l’orfanotrofio gestito dalle suore. Sono passati anni. Scarlett torna per ritrovare suo padre Johnatan e l’unico indizio conduce alla dimora vittoriana del baronetto Steameyer. Il dono meraviglioso di Scarlett le permette di vedere attraverso i luoghi in cui è stato suo padre, e grazie a questo scoprirà il primo indizio che la condurrà alla stazione ferroviaria limitrofa. Che cosa collega l’eroina alla famiglia Steameyer e quale drammatica sorte toccò alla misteriosa erede della loro fortuna? Aiuta Scarlett a scoprire la verità!

Sorvolando sulla struttura della trama, che come detto non offre nulla di memorabile ma un puro accompagnamento al proseguimento del gioco, il gameplay di Scarlett Mysteries: Cursed Child rimane canonico. Come ormai siamo abituati non esiste alcun supporto al touch screen, ma è una feature della quale non sentirete la mancanza, e gli enigmi scorrono lisci senza troppe complicazioni. Attraverso la comoda mappa ci muoveremo lungo una gran serie di ambientazioni (a seconda del livello di difficoltà impostato potranno esserci dei suggerimenti o meno sulle nostre destinazioni) e in ciascuna schermata si dovrà interagire con una gran quantità di oggetti, enigmi, NPG e zone di accesso alle piacevoli sezioni hidden object.

Le scene con oggetti nascosti arrivano a un ritmo veloce, il che non è poi così male perché sono piuttosto divertenti da risolvere. La maggior parte di essi si attengono al formato di elenco di testo standard con uno o due elementi interattivi contrassegnati in un colore più scuro. Anche i minigiochi sono qui molto più ispirati che in passato, riuscendo a volte addirittura a distrarci dal fulcro del gioco. Ci sono ovviamente molti altri tipi di puzzle. Anche in questo caso il tema del gioco sarà una costante dell’avventura e dunque plasmerà di conseguenza enigmi e dialoghi (come avveniva nei precedenti capitoli). Al di fuori di questo, ci sono puzzle standard di tutti i tipi, e come da tradizione una gran quantità di oggetti da raccogliere per approcciarsi in seguito ai numerosissimi puzzle ambientali (e non). Se sei qui solo per i puzzle, difficilmente rimarrai deluso. C’è un sistema di suggerimento in atto, ma, vorrei consigliarti di non usarlo per mantenere intatta l’esperienza che avevano in. mente gli sviluppatori in fase di progettazione del gioco.

Ovviamente è presente anche il classico sistema di inventario, indispensabile per raccogliere merci e oggetti utili durante i tuoi viaggi. Questi oggetti tendono a inserirsi in un puzzle di qualche tipo, di solito lontano dal luogo in cui li hai scoperti. Onestamente, è relativamente semplice. Anche qui vi sono meccaniche particolari che non è presente trovare in tutti i giochi Artifex Mundi e che bene si integrano con l’ambientazione del gioco.

Gli enigmi sono piacevoli, come già detto, e non mi è mai capitato di volerli saltare mediante la possibilità che da sempre ci viene offerta, anche il backtraching è praticamente nullo complice la mappa ben realizzata e facilmente consultabile. Le aree da esplorare sono molte, e gli enigmi sono ben distribuiti per rendere il più possibile evidente il tema del “viaggio”; questa è forse una delle cose che ho maggiormente apprezzato dal gioco.

Sul versante tecnico non c’è praticamente nulla da segnalare. Su Nintendo Switch il tutto scorre al meglio, con ambientazioni disegnate in maniera piacevole ed accompagnate da ottimi sottofondi musicali. Si vede che Artifex Mundi ha cercato di migliorare il comparto estetico gioco dopo gioco, e posso senza alcun dubbio affermare che – nonostante qualche animazione un pò fuori luogo – il gioco è assolutamente sbalorditivo in tutte le sue bellissime ambientazioni, molte delle quali sono semplicemente mozzafiato (e molto più cupe del solito vista l’ambientazione della storia), il design audio del gioco trascina la magia anche attraverso un’ottima recitazione (ovviamente solo in inglese). Nonostante come detto il titolo non supporti affatto il touch screen della console mi viene da consigliarvi ugualmente di giocare in modalità portatile in quanto credo che sia proprio questo il modo migliore per godersi al meglio l’avventura.

Al netto di qualche difetto, Scarlett Mysteries: Cursed Child è un gioco che consiglio agli amanti del genere, specialmente se sei un fan di questi abili sviluppatori. L’intera avventura fa un lavoro stellare per sfidare i suoi giocatori attraverso puzzle intelligenti, e assicura che la ripetizione sia tenuta a bada attraverso la sua impressionante varietà di contenuti. La campagna del gioco impiega circa quattro ore per essere completata, con un’ora o due in più che viene aggiunta quando si tiene conto del capitolo bonus e quello dell’enorme numero di oggetti da collezionare che si possono raccogliere lungo il percorso. Scarlett Mysteries: Cursed Child è un ottimo gioco, con un buon equilibrio tra complessità e accessibilità, caratteristica fondamentale e comune a tutte le opere di Artifex Mundi. La curva di difficoltà, inoltre, è solida e non porta mai a frustrazione. Insomma, anche questa volta ve ne consiglio caldamente l’acquisto!

Artifex Mundi è un tornado inarrestabile, ormai lo avete capito, e quando si tratta di pubblicare le proprie avventure su Nintendo Switch noi di IndieReviews siamo sempre in prima linea pronti per potervene parlare in una recensione. Ormai tutto il nostro staff fa a gara su chi deve occuparsi dell’articolo sull’ennesimo punta e clicca in stile Hidden Object, e quest’oggi l’onore spetta a me. Alla fine c’è davvero qualcosa di magico nel modo in cui lavora il piccolo team indie dietro a tutti questi giochi, se ci pensate si sta praticamente abusando dello stesso concept più e più volte, cambiando…

Scarlett Mysteries: Cursed Child

VOTO FINALE - 7.6

7.6

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