[Recensione] Limbo (Switch eShop)

Solitamente, quando si va a recensire titoli piuttosto datati, magari convertiti in fretta e furia per sfruttare il successo di una console, si ha a che fare con porting piuttosto scadenti che oltre a mostrare il fianco di un comparto tecnico non all’altezza fanno apparire sul gioco in questione un peso degli anni in grado di scatenare la classica espressione (la avrete sentita mille volte ne sono sicuro) “questo gioco è davvero invecchiato male”. Fortunatamente con LIMBO la storia non sembra ripetersi e, dopo la bellezza di 8 anni dalla sua prima apparizione, e dopo essere stato proposto su PC, Xbox 360, PS3, dispositivi mobile ed ogni console della attuale generazione è pronto ad approdare anche nell’ibrida di casa Nintendo. Si potrebbe quasi dire che Playdead, gli autori del gioco, siano riusciti a creare un personaggio immortale – nonostante nel titolo in questione le morti abbondino in numero. L’esperienza offerta dal gioco è da considerare obbligatoria per ogni giocatore che si rispetti, ed è per questo che non solo siamo felici del suo arrivo su Nintendo Switch, ma ne consigliamo fin da ora l’acquisto se non ne avete mai avuto l’occasione in precedenza. Sarebbe addirittura superfluo leggere questa recensione ma, per ovvie ragioni, vi chiedo di seguirmi in questo breve viaggio.

Il protagonista di Limbo è un bambino, privo di un nome e di un background narrativo, che si risveglia nel pieno di una foresta dipinta da toni scuri e surreali avvolta da un alone di mistero, e che parte all’avventura alla ricerca della sorellina. Nel suo viaggio si ritroverà faccia a faccia con mostri di ogni tipo, tutti con lo stesso sadico obiettivo: ucciderci.

Limbo nel cuore è un platform game bidimensionale a scorrimento orizzontale, che cerca di basare tutto il suo appeal ad un comparto grafico decisamente particolare e che ha saputo condizionare numerosissime produzioni, indipendenti e non, grazie all’immediatezza che questo riesce a dare ai messaggi lanciati ai giocatori. Il protagonista, così come tutti i nemici, è rappresentato da un’ombra ed è per questo che l’intera produzione affida la palette cromatica solamente all’utilizzo del nero e del bianco, il tutto condito da numerosissimi effetti di luce ed ombre.

Se durante il corso dell’avventura non ci verrà richiesto altro se non correre lungo i percorsi lineari predisposti dagli sviluppatori, cercando di saltare nel momento giusto per evitare di cadere nei numerosi precipizi presenti nella foresta, non saranno rari i momenti nei quali potremo riprendere il fiato grazie alla presenza di alcune sezioni di puzzle solving necessarie per procedere ed aggirare i vari ostacoli disseminati qua e la. Anche se a volte tali enigmi possono sembrare complessi, sarà proprio affidandosi al proprio intuito ed analizzando a fondo l’ambiente che scopriremo che il level design è stato studiato nei minimi dettagli proprio per rendere il gioco fruibile da chiunque. E’ forse questo l’aspetto migliore del titolo, e proprio quello che gli ha permesso di non apparire invecchiato nemmeno oggi a distanza di 8 anni dalla sua prima apparizione.

Limbo poggia le fondamenta del suo gameplay sullo stile trial and error di vecchia scuola, dove provare e riprovare e riprovare ancora sarà l’unica chiave per proseguire. Molti enigmi sono infatti risolvibili solamente grazie alle abilità del giocatore, che potrà proseguire solamente dopo aver trovato il giusto tempismo per aggirare l’ostacolo. Per questo, non saranno rari i momenti in cui riproverete una sezione decine e decine di volte ma, forse complice un’atmosfera veramente ben realizzata, il senso di frustrazione non verrà mai a bussare alla nostra porta. In questo aiutano anche i numerosissimi checkpoint, sempre posizionati alla perfezione e capaci di scongiurare le situazioni nelle quali altrimenti ci sarebbe stato richiesto di ripetere più e più volte lunghissime sezioni di gioco. Le numerosissime morti del protagonista non devono essere viste come una punizione da parte degli sviluppatori, ma più che altro come un passaggio fondamentale per proseguire nel gioco.

Su Nintendo Switch LIMBO si gioca che è un piacere. Il gioco risulta fluido sia in modalità fissa che in portatile, quasi come se questo fosse stato realizzato appositamente per il nostro amato gioiellino di Kyoto. Ovviamente un risultato del genere era prevedibile, in quanto il motore di gioco nella sua semplicità non va mai a sfruttare in maniera massiva le risorse della console.

Graficamente, come più e più volte ribadito, il gioco si basa su una disponibilità limitatissima di colori. Nonostante questo aspettio minimale, però, le atmosfere riprodotte da Playdead sono capaci di elevare il gameplay ed a farci immergere completamente nel vivo dell’avventura. Il fatto di essere all’interno di un evidente viaggio onirico, in un ambiente surreale e attraverso ambienti cupi e pericolosissimi, permette al giocatore di immedesimarsi in un’atmosfera minimale ma al tempo stesso che non sembra mai scoprire il fianco alla sensazione di limitatezza nei contenuti.

La completa mancanza di dialoghi ed i numerosi effetti ambientali aiutano ad amplificare ulteriormente le sensazioni ed il senso di angoscia che pervade sicuramente il piccolo protagonista. Nonostante le musiche siano minime e mai invadenti vi consigliamo, se possibile, di giocare il titolo muniti di cuffie; possiamo assicurarvi che prenderete parte ad un’avventura capace di offrire numerosissime soddisfazioni.

Nonostante il prezzo assolutamente abbordabile, il gioco ci porterà ai famosi titoli di coda in circa 5 ore. Una durata alla quale forse non siamo abituati, che si rivela appena sufficiente anche in virtù della completa mancanza di fattori capaci di aumentarne la rigiocabilità. Nonostante sparsi qua e la sarà possibile trovare alcuni collezionabili, questi su Nintendo Switch appaiono completamente inutili e quindi la loro raccolta è consigliata solo ai collezionisti accaniti.

Detto questo, Limbo è sicuramente un titolo da consigliare e che non dovrebbe in alcun modo mancare nel curriculum di ogni giocatore che si rispetti. Se ci avete già giocato su altri lidi questa versione non ha nulla in più da offrire, ma se non avete mai avuto il piacere di accompagnare il giovane protagonista nella iconica foresta di Limbo questa è la vostra occasione. Cercate di non sprecarla 😉

Solitamente, quando si va a recensire titoli piuttosto datati, magari convertiti in fretta e furia per sfruttare il successo di una console, si ha a che fare con porting piuttosto scadenti che oltre a mostrare il fianco di un comparto tecnico non all'altezza fanno apparire sul gioco in questione un peso degli anni in grado di scatenare la classica espressione (la avrete sentita mille volte ne sono sicuro) "questo gioco è davvero invecchiato male". Fortunatamente con LIMBO la storia non sembra ripetersi e, dopo la bellezza di 8 anni dalla sua prima apparizione, e dopo essere stato proposto su PC,…
VOTO FINALE - 8.1

8.1

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