[Recensione] Queen’s Quest 4: Sacred Tuce

Con questa recensione è già la terza volta che vi parliamo di una serie firmata Artifex Mundi, e più precisamente quella denominata Queen’s Quest. Se ci conoscete ed avete già seguito le nostre avventure con questa interessante avventura in stile hidden objects potreste pensare che sia finalmente arrivato il momento di parlare del primissimo capitolo della saga, che stranamente ha deciso di fare il suo debutto su Nintendo Switch con il suo secondo capitolo Queen’s Quest 2: Stories of Forgotten Past. Purtroppo ci duole deludervi anche oggi, in quanto quello del quale vi parleremo sarà Queen’s Quest 4: Sacred Tuce, ma la delusione è solo dovuta alla scelta di continuare a snobbare il da noi tanto atteso Queen’s Quest: Tower of Darkness perché come vedremo il quarto episodio merita assolutamente di essere preso in considerazione.

Inizio con una doverosa premessa: ho giocato davvero a tantissimi titoli di Artifex Mundi (praticamente tutti quelli presenti nell’eShop più qualche titolo sul mio dispositivo Android) e personalmente stimo moltissimo questo studio si sviluppo. Con questo non voglio però affatto condizionare il mio giudizio, bensì rafforzarlo con quella che speso essere una competenza che ho potuto maturare nel corso di quest’ultimo anno. Ovviamente, alcuni di questi giochi erano grandiosi mentre altri un pò sottotono, ma nel complesso posso garantirvi che la qualità media è ben sopra gli standard e che personalmente ritengo questo team di sviluppo il punto di riferimento per quanto riguarda il genere punta e clicca in tema hidden objects.

La trama di Queen’s Quest 4: Sacred Tuce come da tradizione funge come pretesto narrativo per far partire le vicende, e si evolve man mano che procederemo per consentirci di esplorare ambientazioni sempre varie ed interessanti. Molto tempo fa, la “sacra tregua” fu introdotta per promuovere la pace e l’unità tra i cinque regni. Tuttavia, questa tregua è stata recentemente interrotta quando un assassino ha fatto irruzione per attaccare il Re degli Elfi. Vestiremo dunque i panni del “pacificatore”, cercando di catturare i ribelli per ripristinare la pace prima che le cose sfuggano di mano! Come al solito, la narrazione viene accompagnata da piacevoli cutscene, che a volte risultano monotone mentre altre riescono a dare un gran senso di coinvolgimento al giocatore. Nel complesso, comunque, siamo in linea con quanto offerto dai precedenti capitoli di questa serie.

Come venne già specificato nelle nostre precedenti recensioni, sarebbe preferibile aver giocato al precedente capitolo per riuscire ad ambientarsi meglio in questa avventura. Anche questa volta i prequel sono presenti sulla medesima piattaforma per cui vi invitiamo caldamente, qualora riuscissimo a convincervi nell’acquisto di recuperare entrambi i capitoli precedenti e giocarli in successione; possibilmente uno subito dopo l’altro.

Sorvolando sulla struttura della trama, che come detto non offre nulla di memorabile ma un puro accompagnamento al proseguimento del gioco, il gameplay di Queen’s Quest 4: Sacred Tuce rimane canonico. Come ormai siamo abituati non esiste alcun supporto al touch screen, ma è una feature della quale non sentirete la mancanza, e gli enigmi scorrono lisci senza troppe complicazioni. Attraverso la comoda mappa ci muoveremo lungo una gran serie di ambientazioni (a seconda del livello di difficoltà impostato potranno esserci dei suggerimenti o meno sulle nostre destinazioni) e in ciascuna schermata si dovrà interagire con una gran quantità di oggetti, enigmi, NPG e zone di accesso alle piacevoli sezioni hidden object.

Queen’s Quest 4: Sacred Tuce non corre dunque molti rischi con il suo gameplay. Rispetto al solito abbiamo qui la possibilità di accedere ad un libro degli incantesimi, che comunque non aggiunge alcuna difficoltà all’avventura, che dunque si fa giocare senza alcun problema da chiunque. Questo generalmente non è un aspetto negativo, ma da Artifex Mundi siamo sempre stati abituati ad una rete complessa di puzzle da risolvere e questa volta ne ho sentito più del solito la mancanza. Di contro però le scene di oggetti nascoste sono veramente ottime, forse più del solito, e spesso sarà anche necessario cercarle bene anche in punti strani della mappa. Come sempre c’è un sistema di suggerimento in atto, ma, vorrei consigliarti di non usarlo per mantenere intatta l’esperienza che avevano in. mente gli sviluppatori in fase di progettazione del gioco.

Ovviamente è presente anche il classico sistema di inventario, indispensabile per raccogliere merci e oggetti utili durante i tuoi viaggi. Questi oggetti tendono a inserirsi in un puzzle di qualche tipo, di solito lontano dal luogo in cui li hai scoperti. Gli enigmi sono piacevoli, come già detto, e non mi è mai capitato di volerli saltare mediante la possibilità che da sempre ci viene offerta, anche il backtraching è praticamente nullo complice la mappa ben realizzata e facilmente consultabile. Le aree da esplorare sono molte, e gli enigmi sono ben distribuiti per rendere il più possibile evidente il tema del “viaggio”; questa è forse una delle cose che ho maggiormente apprezzato dal gioco.

Sul versante tecnico non c’è praticamente nulla da segnalare. Su Nintendo Switch il tutto scorre al meglio, con ambientazioni disegnate in maniera piacevole ed accompagnate da ottimi sottofondi musicali. Si vede che Artifex Mundi ha cercato di migliorare il comparto estetico capitolo dopo capitolo, ed ora che ci troviamo ad analizzare la terza iterazione della serie posso senza alcun dubbio affermare che – nonostante qualche animazione un pò fuori luogo – il gioco è assolutamente sbalorditivo in tutte le sue bellissime ambientazioni, molte delle quali sono semplicemente mozzafiato, il design audio del gioco trascina la magia anche attraverso un’ottima recitazione (ovviamente solo in inglese). Nonostante come detto il titolo non supporti affatto il touch screen della console mi viene da consigliarvi ugualmente di giocare in modalità portatile in quanto credo che sia proprio questo il modo migliore per godersi al meglio l’avventura.

Al netto di qualche difetto, Queen’s Quest 4: Sacred Tuce è un gioco che consiglio agli amanti del genere, specialmente se sei un fan di questi abili sviluppatori. La campagna del gioco impiega circa cinque ore per essere completata, con un’ora o due in più che viene aggiunta quando si tiene conto del capitolo bonus e quello dell’enorme numero di oggetti da collezionare che si possono raccogliere lungo il percorso. Queen’s Quest 4: Sacred Tuce è un ottimo gioco, con un buon equilibrio tra complessità e accessibilità, caratteristica fondamentale e comune a tutte le opere di Artifex Mundi. Insomma, anche questa volta ve ne consiglio caldamente l’acquisto.

Con questa recensione è già la terza volta che vi parliamo di una serie firmata Artifex Mundi, e più precisamente quella denominata Queen's Quest. Se ci conoscete ed avete già seguito le nostre avventure con questa interessante avventura in stile hidden objects potreste pensare che sia finalmente arrivato il momento di parlare del primissimo capitolo della saga, che stranamente ha deciso di fare il suo debutto su Nintendo Switch con il suo secondo capitolo Queen’s Quest 2: Stories of Forgotten Past. Purtroppo ci duole deludervi anche oggi, in quanto quello del quale vi parleremo sarà Queen's Quest 4: Sacred Tuce, ma la…
Riporta la pace nel regno dei Cinque Troni! Il regno dei Cinque Troni deve affrontare una grave minaccia: un potere misterioso sta cercando di avvelenare il rapporto tra elfi e umani provocando un conflitto.

Queen's Quest 4: Sacred Tuce

VOTO FINALE - 7.6

7.6

Riporta la pace nel regno dei Cinque Troni! Il regno dei Cinque Troni deve affrontare una grave minaccia: un potere misterioso sta cercando di avvelenare il rapporto tra elfi e umani provocando un conflitto.

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