Recensione: Thomas was alone

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Avreste mai pensato che un videogioco basato sull’utilizzo di soli rettangoli, freddi e spigolosi, potesse celare dietro di sé una narrazione di spessore ricca di colpi di scena e con tanto di morale? Con Thomas was alone ci troviamo di fronte ad un videogioco che all’apparenza sembra sempliciotto, privo di innovazioni e graficamente scarno. Non appena si viene travolti dalla narrazione della voce fuori campo, invece, ci si rende conto che stiamo per vivere un avventura piena di sensazioni, a volte contrastanti, emesse a suon di gameplay dai nostri protagonisti squadrati. Il piccolo capolavoro sviluppato da Mike Bithell ci introduce alla storia con Thomas, un rettangolino rosso a cui piace porsi numerosi interrogativi. Un giorno si accorge che l’intero mondo circostante sembra voglia metterlo costantemente alla prova; non potendo fare altro che saltellare qua e la interrogandosi sul senso della vita, Thomas decide di partire all’avventura alla ricerca di suoi simili con i quali venire a capo dei suoi innumerevoli diddi esistenziali. E’ così che incontra Chris, un quadratino arancione più basso di lui che ha difficoltà a saltare ma che è in grado di infilarsi in cunicoli incapaci di ospitare qualunque altro personaggio. Successivamente verremo a contatto con Claire, un quadrilatero imponente, convinto di essere un super-eroe, capace di galleggiare nell’acqua senza morire. Si uniranno via via John, alto e magro, e molti altri ancora. Dovremo persino gestire un gruppo circense di minuscoli quadratini 🙂

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Già la presenza di diversi personaggi, ognuno con le proprie caratteristiche, dovrebbe farci capire di quanto potenziale sia possibile dotare un gioco solo grazie alla nostra fantasia senza dover ricorrere a meccaniche complicatissime e grafiche ultrapompate. Traducendo il tutto in gameplay significa che in ciascuno dei 120 livelli che saremo richiamati a superare dovremo far fare gioco di squadra ai nostri eroi. In questo gioco nessuno è inutile e per raggiungere l’uscita (differente per ciascun personaggio) tutti dovranno collaborare all’estremo. Che si debba utilizzare Claire per costruire un ponte mobile di emergenza o aiutare il povero Cris a raggiungere un punto troppo in alto perché lo possa raggiungere da solo, verremo spinti a tirare fuori il nostro senso del lavoro di squadra e, perché no, dell’amicizia. Gli enigmi non sono mai complicati, a dimostrazione che l’aspetto importante di questo titolo è la narrazione. Sia chiaro però che le (poche) ore necessarie a raggiungere la fine del gioco non sono farcite da enigmi ripetitivi e poco ispirati, semplicemente il fatto che ogni rettangolo ha le sue caratteristiche ben delineate ci metterà sempre nella condizione di sapere benissimo cosa fare per proseguire.

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Ritornando sull’aspetto narrativo, è interessante osservare come gli autori non si siano limitati a dotare i personaggi di personalità ma anche di un sesso e di una storia pregressa. Ci troveremo di fronte a legami di parentela ed a storie d’amore che non potranno fare altro che farci affezionare ancora di più ai coloratissimi protagonisti. Le musiche, composte da David Housden, sono qualcosa di straordinario. Se devo consigliarvi il momento migliore per giocare a Thomas was alone vi proporrei di agguantare il vostro gamepad la mattina appena svegli. In questo modo potrete affidarvi dolcemente ad atmosfere rilassate mentre attendete che sia pronto il caffè. La grafica è molto pulita e fluida, mai stancante e confusionaria. Nonostante stiamo parlando di un gioco nel quale non sono richieste grandi animazioni o dinamicità nei movimenti, Thomas was alone riesce a dotare i suoi elementi di molta grazia e fluidità. I livelli sono molto corti offrendo un ulteriore stimolo per partite rapide e mai impegnative. L’unico difetto che mi senti di segnalare è legato alle scritte che compaiono per accompagnare la narrazione; esse si muovono assieme al personaggio che stiamo comandando, rendendo davvero difficile seguire la storia e giocare contemporaneamente. Purtroppo se non conosciamo bene la lingua inglese dobbiamo scendere a compromessi e fermarci giusto il tempo necessario a leggere i dialoghi prima di ripartire.

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Una volta finita la storia principale, composta da 100 stage, il titolo ci offre una ventina di livelli aggiuntivi che estenderanno la longevità del titolo. Ci ritroveremo a seguire dunque le vicende di un padre e del suo figlio poco ubbidiente. Questo sarà dotato di un magnifico jetpack che ci permetterà di svolazzare in un mondo pieno di insidie. Purtroppo anche questi livelli, seppur provandoci, non forniscono un adeguato livello di difficoltà e ci ritroveremo alla fine del DLC in meno di mezz’ora. Apprezzata la presenza di un labirinto alla fine del quale sbucheremo nelle location già visitate durante la storia principale.

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Posso affermare senza paura di essere smentito che siamo di fronte ad un titolo che è riuscito a dimostrare come a volte le idee migliori sono semplici e non richiedono grandi budget. Il panorama degli sviluppatori indipendenti non può far altro che andare fiero di come Thomas was alone sia riuscito ad emozionare  grazie ad un platform game essenziale, creativo, brillante. Il titolo ha il coraggio di affrontare con apparente leggerezza temi molto seri puntando tutto sulla creatività del gameplay. Se non cercate sfide estreme e volete semplicemente rilassarvi dopo una stressante giornata di lavoro, Thomas was alone è il gioco che comprerete appena letta questa recensione 😉

 

VOTO FINALE : 8/10

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