[Recensione] PULMO

PULMO è uno di quei titoli difficili da incasellare nelle categorie tradizionali. Presentato come un puzzle game, in realtà è molto più vicino a un’esperienza artistica interattiva, qualcosa che si colloca a metà strada tra videogioco, installazione visiva e riflessione esistenziale. Su PS5, questa natura emerge in modo ancora più evidente: non si tratta di “vincere” o “completare” nel senso classico del termine, ma di attraversare un percorso, lasciandosi coinvolgere da ciò che accade sullo schermo e, soprattutto, da ciò che suscita dentro di noi.

Il gioco rappresenta il secondo capitolo di una trilogia dedicata al viaggio umano, e questa ambizione si percepisce fin dai primi minuti. Non c’è una trama lineare, né personaggi con cui identificarsi in senso tradizionale. Si controlla una figura anonima, quasi senza volto, immersa in ambienti popolati da folle altrettanto indistinte. Questo anonimato non è un limite, ma una scelta precisa: l’individuo diventa simbolo, e il mondo attorno a lui uno specchio delle dinamiche sociali, delle relazioni e delle tensioni che definiscono l’esperienza umana.

Il cuore dell’esperienza è rappresentato da una serie di prove, circa dieci capitoli distinti, ognuno costruito attorno a un’idea ludica diversa. Le meccaniche sono estremamente semplici: si muove il personaggio nello spazio e si interagisce con elementi dell’ambiente. Eppure, da questa semplicità nasce una sorprendente varietà. In un livello ci si ritrova a camminare sotto la pioggia, cercando di evitare figure che precipitano dall’alto, anticipandone la traiettoria osservando le ombre. In un altro, bisogna interagire con un gruppo di persone disposte in formazione, trovando la sequenza corretta per attivare una sorta di “armonia” collettiva.

Ogni capitolo introduce una variazione, un’idea nuova, spesso senza spiegazioni esplicite. È il giocatore a dover osservare, sperimentare, interpretare. Questa scelta può risultare disorientante in alcuni momenti, perché non sempre è chiaro se si sta procedendo nella direzione giusta o se si è semplicemente frainteso il funzionamento di una situazione. Tuttavia, è proprio questa mancanza di indicazioni a definire l’identità di PULMO: non c’è pressione, non ci sono timer, né punizioni severe. Se qualcosa non funziona, si riprova, si osserva meglio, si cambia approccio. È un ritmo lento, riflessivo, che invita più alla contemplazione che alla performance.

Un elemento fondamentale è il comportamento della folla. I personaggi che popolano i livelli non sono semplici ostacoli o strumenti, ma entità reattive, quasi autonome. Rispondono alle azioni del giocatore in modi che possono essere di aiuto, di intralcio o semplicemente imprevedibili. Questo crea una tensione sottile ma costante: ogni scelta ha conseguenze che si propagano nello spazio, modificando l’equilibrio della scena. Non esiste una distinzione netta tra giusto e sbagliato, tra successo e fallimento; esiste solo una rete di reazioni, spesso ambigue, che il giocatore è chiamato a interpretare.

Dal punto di vista estetico, PULMO colpisce per il suo stile estremamente riconoscibile. La combinazione tra ambienti tridimensionali e un tratto grafico minimalista, quasi disegnato a mano, dà vita a immagini che ricordano schizzi in movimento o quadri astratti. La palette tende spesso al monocromatico o a contrasti molto marcati, scelta che contribuisce a creare un’atmosfera forte, anche se alla lunga potrebbe risultare un po’ affaticante per alcuni. Su PS5, la pulizia dell’immagine e la fluidità generale valorizzano ulteriormente questa direzione artistica, rendendo ogni scena curata nei minimi dettagli.

Anche il comparto sonoro gioca un ruolo essenziale. La musica è discreta ma incisiva, capace di accompagnare i momenti più significativi senza mai sovrastarli. In alcuni livelli, le tracce musicali diventano parte integrante dell’esperienza, contribuendo a costruire un senso di ritmo e di coesione emotiva. Il silenzio, quando presente, è altrettanto importante: crea spazio, amplifica la sensazione di isolamento e invita alla riflessione.

La componente narrativa è volutamente sfuggente. Non ci sono spiegazioni dirette, ma frammenti: brevi scene, immagini simboliche, situazioni che sembrano alludere a temi come la solitudine, l’identità, il rapporto con gli altri e l’inevitabilità del cambiamento. Ognuno è libero di interpretare ciò che vede, di attribuire un significato personale agli eventi. Questo approccio rende l’esperienza profondamente soggettiva: ciò che per qualcuno può risultare toccante e significativo, per altri potrebbe apparire troppo astratto o poco definito.

Uno degli aspetti più particolari di PULMO è la sua durata. L’intero gioco può essere completato in meno di un’ora, spesso anche in una singola sessione. È una scelta che potrebbe sorprendere, ma che appare coerente con la natura del progetto. Più che puntare sulla quantità, il gioco si concentra sull’intensità dei singoli momenti, cercando di lasciare un’impressione duratura. È un’esperienza breve, ma pensata per restare.

In definitiva, PULMO su PS5 è un’opera insolita e coraggiosa, che mette da parte molte delle convenzioni del medium per esplorare un territorio più vicino all’arte contemporanea. Non è un titolo per tutti: chi cerca sfide strutturate, progressione chiara o sistemi complessi potrebbe trovarlo spiazzante. Ma per chi è disposto ad accettarne il ritmo lento, l’ambiguità e la natura contemplativa, offre qualcosa di raro: uno spazio in cui osservare, sperimentare e, forse, riflettere su sé stessi e sul proprio posto nel mondo.

PULMO è uno di quei titoli difficili da incasellare nelle categorie tradizionali. Presentato come un puzzle game, in realtà è molto più vicino a un’esperienza artistica interattiva, qualcosa che si colloca a metà strada tra videogioco, installazione visiva e riflessione esistenziale. Su PS5, questa natura emerge in modo ancora più evidente: non si tratta di “vincere” o “completare” nel senso classico del termine, ma di attraversare un percorso, lasciandosi coinvolgere da ciò che accade sullo schermo e, soprattutto, da ciò che suscita dentro di noi. Il gioco rappresenta il secondo capitolo di una trilogia dedicata al viaggio umano, e questa…
PULMO è un’esperienza breve ma intensa, più vicina a un’opera artistica interattiva che a un puzzle game tradizionale. Non tutto è immediato o perfettamente leggibile, ma il suo stile unico, l’atmosfera evocativa e le idee alla base lo rendono un viaggio capace di lasciare il segno.

PULMO

VOTO FINALE - 7.8

7.8

PULMO è un’esperienza breve ma intensa, più vicina a un’opera artistica interattiva che a un puzzle game tradizionale. Non tutto è immediato o perfettamente leggibile, ma il suo stile unico, l’atmosfera evocativa e le idee alla base lo rendono un viaggio capace di lasciare il segno.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi