[Recensione] It Reaches
Nel panorama sempre più affollato degli horror indie, capita raramente di trovare un titolo capace di distinguersi non solo per le idee, ma anche per il modo in cui riesce a costruire un’atmosfera coerente dall’inizio alla fine. In questo senso, è difficile non notare come Perp Games si sia ritagliata negli ultimi anni un ruolo particolarmente interessante: quello di publisher capace di dare spazio a progetti piccoli, decisamente interessanti e con una forte identità e soprattutto con una chiara volontà di spingere sul lato più immersivo e disturbante del genere horror. Anche It Reaches rientra pienamente in questa filosofia, proponendo un’esperienza che punta tutto sulla tensione, sull’angoscia e su una presentazione fuori dagli schemi.
Sviluppato da Emberflight Games, It Reaches ci mette nei panni dell’agente Jason Thompson, chiamato a rispondere a quella che sembra una semplice segnalazione in un ospedale abbandonato. Come spesso accade in questo tipo di storie, però, la situazione degenera rapidamente: quello che inizialmente appare come un sopralluogo di routine si trasforma in un incubo claustrofobico, fatto di corridoi deformati, strutture sotterranee impossibili e presenze ostili che sembrano reagire alla paura stessa del protagonista. L’ospedale di St. Mary diventa così il teatro di una discesa sempre più profonda non solo nell’orrore fisico, ma anche in quello mentale, con frammenti del passato di Jason che riaffiorano in modo sempre più invasivo.

Uno degli elementi più caratterizzanti dell’intera esperienza è senza dubbio la visuale bodycam. L’uso del grandangolo, delle distorsioni e dell’interfaccia da “registrazione in corso” contribuisce a dare fin da subito un forte senso di immedesimazione. Non si ha mai davvero la sensazione di stare giocando a un horror tradizionale, quanto piuttosto di osservare un filmato grezzo, instabile, spesso difficile da decifrare. Questa scelta funziona molto bene nel creare tensione, soprattutto nelle sezioni più buie e nei momenti in cui la creatura principale è nelle vicinanze. Tuttavia, non è una soluzione priva di compromessi: in alcune situazioni la distorsione dell’immagine, unita al movimento della camera, può risultare affaticante e rendere più complicata la lettura dell’ambiente.
Dal punto di vista del gameplay, It Reaches si muove su binari piuttosto classici per il genere, alternando esplorazione, stealth, enigmi ambientali e combattimento. Il ritmo generale è quello di una progressione lineare attraverso l’ospedale e le sue aree sotterranee, con deviazioni opzionali che permettono di recuperare risorse, documenti e materiali di potenziamento. Gli enigmi non sono mai particolarmente complessi: si tratta per lo più di porte bloccate da codici, interruttori da attivare o piccoli puzzle ambientali legati alla gestione degli spazi. Sono inseriti in modo funzionale, più per spezzare il ritmo che per mettere realmente alla prova il giocatore.

Il sistema di combattimento, invece, introduce una progressione più interessante del previsto. All’inizio l’esperienza è quasi completamente basata sulla fuga e sull’evitamento, ma con il tempo si ottengono armi come pistola e fucile a pompa, migliorabili attraverso un sistema di potenziamento basato su risorse raccolte in giro per l’ambiente. Questi upgrade permettono di aumentare danni, velocità di ricarica e precisione, modificando in modo sensibile il modo in cui si affrontano gli scontri. Nonostante ciò, il gioco non diventa mai realmente “sicuro”: le munizioni restano abbastanza presenti da evitare la frustrazione, ma non al punto da eliminare la tensione.
Accanto al combattimento c’è una componente stealth che, almeno nelle intenzioni, rappresenta uno degli aspetti più originali del gioco. In alcune sezioni è necessario nascondersi, distrarre le creature e soprattutto gestire la respirazione del protagonista. Il sistema di trattenimento del respiro, utilizzato quando i nemici sono vicini, dovrebbe aggiungere un ulteriore livello di ansia, perché la durata stessa della respirazione diventa un rischio. Nella pratica, però, questa meccanica non sempre mantiene lo stesso peso per tutta l’esperienza: in alcune fasi risulta centrale e molto efficace, mentre in altre passa quasi in secondo piano.

Le creature che popolano il gioco sono uno degli aspetti più riusciti. Si va da piccoli esseri rapidi e disturbanti fino a entità molto più grandi e minacciose, come la figura multi-arto che funge da presenza costante per buona parte dell’avventura. Particolarmente memorabili sono anche le mani artigliate, che appaiono in modo improvviso e assumono varianti ancora più inquietanti nelle sezioni avanzate. Tra queste spicca anche una creatura in gabbia, utilizzata in alcune sequenze chiave che sfociano quasi in scontri con struttura da boss, anche se non sempre perfettamente rifiniti nel comportamento dell’intelligenza artificiale.
L’esplorazione dell’ospedale e delle aree sotterranee alterna ambienti relativamente realistici a spazi sempre più distorti e organici, con corridoi invasi da materiali organici e strutture che sembrano deformarsi man mano che si scende più in profondità. L’atmosfera è sicuramente uno dei punti di forza principali: luci intermittenti, ambienti stretti e un uso molto efficace dell’oscurità contribuiscono a mantenere alta la tensione praticamente in ogni momento. Sul piano tecnico, la versione PS5 mostra un buon impatto visivo generale, soprattutto grazie all’uso dell’illuminazione e del filtro bodycam che maschera in parte alcune imperfezioni. Tuttavia, non mancano problemi evidenti: cali di frame rate in presenza dei nemici, piccoli glitch ambientali e situazioni in cui la reattività dei comandi può risultare meno fluida del previsto.

La durata complessiva si attesta intorno alle 4–5 ore, una lunghezza piuttosto contenuta ma coerente con la natura dell’esperienza. Sono presenti anche collezionabili e obiettivi che incentivano una seconda run, ma l’impianto generale resta fortemente lineare. La narrazione segue il percorso di Jason Thompson attraverso traumi personali e allucinazioni sempre più invasive, cercando di intrecciare il tema dell’orrore fisico con quello psicologico. L’idea funziona a tratti, soprattutto nelle sequenze più visionarie, ma non sempre riesce a creare un legame davvero profondo tra la storia personale del protagonista e ciò che accade nell’ospedale. Il finale arriva in modo piuttosto brusco, lasciando alcune sottotrame in sospeso e dando una sensazione di conclusione accelerata rispetto al ritmo costruito fino a quel momento. È probabilmente l’aspetto che lascia l’impressione più contrastante, perché non invalida quanto di buono viene costruito durante l’avventura, ma ne ridimensiona leggermente l’impatto complessivo.
In definitiva, It Reaches è un horror indie che funziona soprattutto quando si affida all’atmosfera, alla prospettiva bodycam e alla capacità di creare tensione attraverso il suono e la vulnerabilità del giocatore. Non è un’esperienza priva di difetti, anzi presenta alcune sbavature tecniche e meccaniche che avrebbero beneficiato di maggiore rifinitura, ma riesce comunque a offrire un viaggio breve, intenso e spesso efficace. Per chi cerca un horror compatto, focalizzato sulla tensione e sull’immersione più che sulla perfezione sistemica, resta un’esperienza sicuramente degna di attenzione.
It Reaches è un horror indie breve ma molto efficace nella costruzione dell’atmosfera, che sfrutta al meglio la visuale bodycam per aumentare immersione e tensione. Le idee di base funzionano, soprattutto nella gestione della paura e nella resa delle creature, ma alcune meccaniche restano poco rifinite e il comparto tecnico mostra qualche incertezza. Ne risulta un’esperienza coinvolgente ma non sempre stabile, che convince soprattutto nei momenti di maggiore tensione.It Reaches
VOTO FINALE - 7.6
7.6
