[Recensione] Oppidum

Nel vasto panorama dei survival game, spesso dominato da toni cupi, meccaniche spietate e mondi post-apocalittici, Oppidum prova a emergere con un’identità tutta sua. Lontano dall’estetica tetra e brutale che contraddistingue gran parte dei titoli del genere, la nuova fatica firmata EP Games ci catapulta in un mondo corrotto, sì, ma ancora pulsante di vita, luce e bellezza. Una favola interattiva che fonde esplorazione, crafting, combattimento e cooperazione, senza mai perdere di vista l’anima emozionale della sua narrazione.

Disponibile dal 23 aprile 2025 su tutte le principali piattaforme – da PC a Xbox, fino a PlayStation 4 e 5 – Oppidum è un’avventura corale che si lascia vivere con ritmi morbidi ma non per questo privi di sfide. La versione da noi testata, quella per PS5, si presenta stabile, fluida e ottimizzata, offrendo un’esperienza di gioco molto soddisfacente tanto in solitaria quanto in compagnia.

Il cuore pulsante di Oppidum è l’isola di Insule, un luogo sospeso tra fiaba e maledizione. Un tempo rigogliosa e in perfetta armonia con la natura e le sue creature, ora Insule è minacciata da una misteriosa Corruzione che si propaga lentamente ma inesorabilmente, divorando flora, fauna e speranze. A vestire i panni del protagonista è un viaggiatore anonimo – il giocatore – approdato sull’isola per motivi inizialmente sconosciuti, ma presto coinvolto nella missione di riportare equilibrio e vita a quel mondo che sembra destinato all’oblio. La narrazione si sviluppa in modo frammentato ma mai caotico: ogni incontro con un NPC, ogni rovina esplorata, ogni frammento di diario ritrovato è un piccolo tassello che contribuisce a svelare la storia passata dell’isola e la natura della Corruzione. Non ci sono cinematics epici o colpi di scena roboanti, ma una narrazione dolce e malinconica, che affiora con naturalezza durante l’esplorazione, rafforzando il senso di immersione.

Uno degli aspetti che colpiscono sin dalle prime fasi è la grande libertà concessa al giocatore nella configurazione dell’esperienza. Oppidum non impone una difficoltà prestabilita, ma permette di modellare la partita secondo le proprie preferenze. Si può optare per un approccio guidato, con indicatori completi su bussola e mappa, o scegliere un’avventura più libera e minimalista, disattivando quasi del tutto gli aiuti visivi e affrontando Insule con il solo istinto come guida. Ma le opzioni non si fermano qui: il titolo consente di creare partite private o condivise, fino a un massimo di quattro giocatori in co-op, e persino partite personalizzate dove è possibile regolare parametri fondamentali come il drop degli oggetti alla morte, il numero di risorse disponibili, la forza degli avversari o il consumo dei pergameni di teletrasporto. Un’attenzione al dettaglio che dimostra la volontà degli sviluppatori di abbracciare tanto i neofiti quanto i veterani del genere, senza mai forzare un approccio rigido.

L’avventura inizia con il nostro personaggio in un piccolo accampamento, dotato solo di una tenda, una rudimentale area di riposo e una fioca fiamma accesa. È il nostro primo rifugio, ma anche il punto da cui inizierà la ricostruzione. In Oppidum, infatti, la sopravvivenza non è mai fine a sé stessa: il gioco ci invita costantemente a “ricostruire” ciò che è andato perduto, a ridare dignità a Insule. Attraverso la raccolta di materiali e la scoperta di progetti (i famosi “blueprint”), possiamo costruire edifici, magazzini, stazioni di lavoro, armi e armature. L’editor del personaggio, accessibile prima dell’inizio della partita, è semplice ma ricco abbastanza da permetterci di dare un volto e uno stile al nostro eroe. Un’ulteriore dimostrazione del desiderio del gioco di farci sentire protagonisti autentici e non semplici pedine di una narrativa predeterminata.

Il sistema di raccolta è intuitivo ma non banale. Le risorse sono disseminate nel mondo e richiedono strumenti specifici per essere raccolte: legna, pietre, minerali e altre componenti utili a costruire strumenti più complessi. L’inventario iniziale è piuttosto limitato, costringendoci a scelte oculate e a frequenti ritorni alla base per svuotare la borsa, almeno fino a quando non potremo potenziarla o costruire depositi permanenti. Un dettaglio molto apprezzabile è il sistema automatico di selezione degli strumenti: se nel nostro inventario possediamo sia un’ascia che un piccone, il nostro avatar utilizzerà quello più adatto in automatico al tipo di risorsa, evitando fastidiosi menu a scorrimento. Tuttavia, alcune risorse più rare o resistenti richiederanno strumenti di qualità superiore, creando una progressione naturale nella raccolta.

Il crafting, così come la costruzione, è altrettanto accessibile: sbloccando i blueprint, possiamo scegliere dove costruire e vedere in tempo reale il modello “fantasma” dell’edificio, per poi completarlo una volta ottenuti tutti i materiali necessari. Il ritmo è rilassato ma non privo di strategia, poiché le risorse si rigenerano lentamente e vanno quindi gestite con attenzione.

Come in ogni buon survival, anche in Oppidum la gestione della fame è cruciale. La barra della fame cala gradualmente, spingendoci a cercare frutti sugli alberi, bacche nei cespugli o a cucinare cibi più complessi. Il cibo non solo rigenera energia, ma può anche curare le ferite, rendendolo una risorsa preziosa in più di un’occasione. La gestione degli approvvigionamenti è quindi parte integrante della routine quotidiana, spingendoci a pianificare bene ogni escursione.

L’esplorazione dell’isola, pur gratificante, è resa più faticosa dall’assenza di veri mezzi di trasporto. Il viaggio rapido è limitato all’uso di speciali pergameni, la cui disponibilità è scarsa e costosa. In alternativa, è possibile modificare la partita per renderli infiniti, ma questa scelta può influire sull’immersione o sulla difficoltà desiderata. In caso di morte lontano dalla base, si perdono tutti gli oggetti raccolti – a meno che non si disattivi questa meccanica dalle impostazioni – e bisogna tornare a piedi nel luogo del decesso per recuperarli. Una scelta interessante, che aggiunge un pizzico di tensione a ogni sortita nelle zone più pericolose.

Dal famigerato “Incidente” che ha dato origine alla Corruzione, la fauna locale è diventata ostile e pericolosa. Il sistema di combattimento, sebbene piuttosto semplice, funziona bene nel contesto del gioco. Non esiste una barra della stamina, il che rende gli scontri più dinamici: possiamo schivare, attaccare e bloccare senza dover gestire un secondo livello di risorse. Le armi – spade, asce e simili – si deteriorano con l’uso e vanno riparate o sostituite, e anche gli scudi si consumano, spingendoci a non trascurare mai la preparazione prima di una battaglia. Il combattimento può essere impostato su due modalità: con aggancio automatico del bersaglio oppure con controllo libero, a seconda delle preferenze. I nemici lasciano cadere materiali unici, utili per il crafting più avanzato, rendendo ogni scontro non solo una sfida ma anche una potenziale ricompensa.

Uno degli aspetti più interessanti di Oppidum è la possibilità di affrontare l’avventura in cooperativa con altri tre giocatori. Basta condividere il codice della sessione per aprire le porte del proprio mondo agli amici. In multiplayer, l’intera esperienza cambia: si dividono i compiti, si condividono risorse e si costruisce insieme. Il senso di comunità e collaborazione diventa centrale, e anche le fasi più ripetitive – come la raccolta o la difesa dagli attacchi – acquistano nuova vitalità. Giocare in co-op permette anche di esplorare con più tranquillità zone pericolose, e il semplice fatto di vivere l’avventura fianco a fianco con altri giocatori dà all’isola di Insule una nuova dimensione sociale e interattiva.

Sul piano visivo, Oppidum colpisce per la sua estetica “cartoonish”, colorata e luminosa. Pur non presentando effetti visivi sofisticatissimi o animazioni particolarmente elaborate, il mondo di gioco è coerente, armonioso e accogliente. Le animazioni sono fluide e ben realizzate, e non abbiamo riscontrato bug o cali di frame rate durante le sessioni su PlayStation 5. Un plauso va anche alla pulizia generale dell’interfaccia e alla leggibilità dei menu, chiari e intuitivi. L’accompagnamento sonoro di Oppidum è uno dei suoi punti di forza più sottovalutati. Le musiche, composte da Juan Hust, sono eleganti e atmosferiche, capaci di accompagnare ogni momento con discrezione e intensità. Di giorno, melodie leggere e naturali; di notte, toni più tesi e inquietanti. Ogni azione – dal camminare sul prato al colpire una roccia – è accompagnata da effetti sonori coerenti, ben integrati e mai invadenti. Pur mancando un doppiaggio vero e proprio, le voci “non verbali” dei personaggi – simili a versi o suoni simpatici – sono ben dosate e contribuiscono a mantenere un tono scanzonato e affabile.

Oppidum non è un gioco rivoluzionario, ma è uno di quei titoli che lasciano il segno proprio perché non cercano di esserlo. È un survival gentile, un gioco che crede nella ricostruzione più che nella distruzione, nella speranza più che nella disperazione. Un gioco che riesce a offrire una sfida concreta ma modulabile, accessibile ai neofiti e profondo per chi vuole scavare. La componente cooperativa arricchisce un’esperienza già solida, e l’estetica calorosa, unita a un comparto tecnico pulito e a una colonna sonora di qualità, fanno di Oppidum una proposta valida e meritevole.

Nel vasto panorama dei survival game, spesso dominato da toni cupi, meccaniche spietate e mondi post-apocalittici, Oppidum prova a emergere con un’identità tutta sua. Lontano dall’estetica tetra e brutale che contraddistingue gran parte dei titoli del genere, la nuova fatica firmata EP Games ci catapulta in un mondo corrotto, sì, ma ancora pulsante di vita, luce e bellezza. Una favola interattiva che fonde esplorazione, crafting, combattimento e cooperazione, senza mai perdere di vista l’anima emozionale della sua narrazione. Disponibile dal 23 aprile 2025 su tutte le principali piattaforme – da PC a Xbox, fino a PlayStation 4 e 5 –…
Oppidum è una carezza nel panorama survival, un invito a resistere e ricostruire in un mondo che ha bisogno di rinascere. E forse, oggi più che mai, è proprio il tipo di messaggio che il videogioco dovrebbe trasmettere.

Oppidum

VOTO FINALE - 7.5

7.5

Oppidum è una carezza nel panorama survival, un invito a resistere e ricostruire in un mondo che ha bisogno di rinascere. E forse, oggi più che mai, è proprio il tipo di messaggio che il videogioco dovrebbe trasmettere.

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