[Recensione] 7 Shifts in Subway

Un turno di notte in metropolitana dovrebbe essere una faccenda piuttosto semplice: guidare il convoglio, fermarsi alle stazioni, aprire le porte e accompagnare i passeggeri verso la loro destinazione. In 7 Shifts in Subway, però, la normalità dura decisamente poco. Dietro la routine del macchinista si nasconde infatti un’esperienza horror psicologica che trasforma ogni viaggio in un esercizio di attenzione, memoria e sopravvivenza.

Il gioco ci mette alla guida di un treno durante sette turni notturni, chiedendoci di rispettare le procedure previste e, soprattutto, di osservare con attenzione ciò che accade nei vagoni. Perché alcuni passeggeri non sono quello che sembrano. C’è chi appare perfettamente normale e chi, invece, lascia immediatamente una sensazione difficile da spiegare. Il problema è che non sempre è facile capire quale sia la differenza. Ed è proprio qui che 7 Shifts in Subway trova la sua idea più interessante: non dobbiamo preoccuparci di un nemico da affrontare, ma di qualcosa di molto più subdolo, ovvero accorgerci che c’è qualcosa che non va prima che sia troppo tardi.

Il cuore dell’esperienza ruota interamente attorno all’osservazione. Durante il turno dobbiamo occuparci delle normali operazioni della metropolitana, ma contemporaneamente tenere sotto controllo i passeggeri e ricordare le regole che governano la nostra sopravvivenza. Queste ultime non sono semplici indicazioni di servizio. Rappresentano il principale strumento a nostra disposizione per affrontare ciò che si nasconde nella metropolitana. Seguirle correttamente significa imparare a riconoscere le situazioni anomale, valutare ciò che abbiamo davanti e prendere la decisione appropriata. Il risultato è un gameplay volutamente lontano dagli standard dell’horror più tradizionale. Non ci sono combattimenti a cui affidarsi e la sopravvivenza non dipende dalla rapidità con cui riusciamo a premere un pulsante. La vera sfida consiste nel rimanere concentrati. E non è così semplice come potrebbe sembrare. Quando sappiamo che qualcosa potrebbe cambiare da un momento all’altro, anche un passeggero apparentemente insignificante finisce per diventare un potenziale problema. Una presenza insolita, un comportamento sospetto o un dettaglio fuori posto possono trasformare una normale fermata in un momento di tensione.

La struttura del gioco segue i sette turni suggeriti dal titolo, costruendo progressivamente una situazione sempre più tesa. Quello che inizialmente sembra un lavoro ripetitivo diventa un vero esercizio di memoria e concentrazione, mentre le regole e le anomalie richiedono una partecipazione sempre maggiore da parte del giocatore. La scelta di affidarsi a un’attività quotidiana è particolarmente efficace perché permette all’inquietudine di insinuarsi gradualmente. La metropolitana non viene trasformata in un luogo completamente irriconoscibile: è proprio la sua normalità a renderla inquietante. Il convoglio continua a viaggiare, le stazioni continuano a susseguirsi e i passeggeri continuano a salire, ma qualcosa non torna. Questo approccio porta anche una certa ripetitività nella struttura di fondo. Le operazioni da svolgere rimangono infatti legate al lavoro del macchinista e, una volta assimilato il meccanismo, il ritmo può diventare prevedibile. La tensione e l’introduzione progressiva di nuove situazioni riescono però a mantenere viva l’attenzione per buona parte dell’esperienza.

L’aspetto più riuscito di 7 Shifts in Subway è probabilmente il modo in cui sfrutta l’incertezza. Il gioco non ha bisogno di riempire ogni vagone di minacce per mettere a disagio il giocatore. Al contrario, lascia spesso spazio al dubbio e ci costringe a chiederci se quello che abbiamo appena visto fosse davvero normale. Anche l’ambientazione fa la sua parte. La metropolitana notturna è già di per sé un luogo particolare, fatto di stazioni semideserte, vagoni illuminati artificialmente e lunghi tratti immersi nel buio dei tunnel. L’atmosfera viene costruita proprio attraverso questa quotidianità deformata, dove il viaggio continua apparentemente senza problemi mentre cresce la sensazione che qualcosa stia osservando noi. La paura, quindi, non nasce necessariamente da ciò che appare davanti agli occhi, ma dalla possibilità di non aver notato qualcosa. È una differenza importante, perché trasforma il giocatore stesso nel principale responsabile della propria sicurezza.

L’assenza di combattimento è una scelta che definisce completamente l’esperienza. Non possiamo risolvere una situazione pericolosa facendo fuori il nemico di turno e non abbiamo a disposizione strumenti pensati per trasformarci in protagonisti d’azione. Abbiamo invece le nostre capacità di osservazione e la conoscenza delle regole. Bisogna ricordare ciò che è consentito, riconoscere le anomalie e decidere come comportarsi. Quando qualcosa va storto, la sensazione è quindi legata soprattutto alla consapevolezza di aver commesso un errore o di non aver prestato abbastanza attenzione. È una formula che può risultare particolarmente interessante per chi apprezza gli horror psicologici costruiti sull’osservazione e sulla ricerca delle anomalie, mentre potrebbe lasciare meno soddisfatti coloro che cercano un’esperienza più movimentata e ricca di azione.

La campagna non punta sulla durata, e una volta completati i sette turni parte dell’effetto sorpresa viene inevitabilmente ridimensionato. Un’esperienza basata sull’incertezza vive infatti anche della scoperta: quando abbiamo imparato a riconoscere determinate situazioni, una parte del mistero si perde. Resta però interessante la possibilità di affrontare nuovamente i turni cercando di migliorare la propria capacità di osservazione e di evitare gli errori commessi in precedenza. È una forma di rigiocabilità legata soprattutto alla padronanza delle meccaniche e alla volontà di diventare più attenti, piuttosto che alla scoperta di un’avventura completamente diversa. 7 Shifts in Subway sceglie insomma di essere un’esperienza compatta e focalizzata, costruita attorno a un’idea precisa e senza cercare scorciatoie verso l’azione.

7 Shifts in Subway trasforma un lavoro apparentemente monotono in un inquietante test di attenzione, memoria e sangue freddo. La sua forza sta soprattutto nella capacità di farci dubitare di ciò che vediamo, sfruttando passeggeri, regole e anomalie per costruire una tensione che cresce turno dopo turno. La struttura può risultare ripetitiva e la durata contenuta limita inevitabilmente la varietà, ma l’assenza di combattimenti e la centralità dell’osservazione gli permettono di distinguersi nel panorama degli horror psicologici. Un viaggio notturno metropolitanamente paranoico, dove il vero pericolo potrebbe essere proprio quello che non abbiamo visto.

Un turno di notte in metropolitana dovrebbe essere una faccenda piuttosto semplice: guidare il convoglio, fermarsi alle stazioni, aprire le porte e accompagnare i passeggeri verso la loro destinazione. In 7 Shifts in Subway, però, la normalità dura decisamente poco. Dietro la routine del macchinista si nasconde infatti un'esperienza horror psicologica che trasforma ogni viaggio in un esercizio di attenzione, memoria e sopravvivenza. Il gioco ci mette alla guida di un treno durante sette turni notturni, chiedendoci di rispettare le procedure previste e, soprattutto, di osservare con attenzione ciò che accade nei vagoni. Perché alcuni passeggeri non sono quello che…
7 Shifts in Subway trasforma la routine di un macchinista notturno in un inquietante gioco di osservazione, memoria e paranoia. L'assenza di combattimenti e la ricerca delle anomalie sono i suoi elementi più riusciti, anche se la struttura ripetitiva e la durata contenuta ne limitano un po' l'impatto. Un horror metropolitanamente paranoico, breve ma capace di far dubitare di ogni passeggero.

7 Shifts in Subway

VOTO FINALE - 7.5

7.5

7 Shifts in Subway trasforma la routine di un macchinista notturno in un inquietante gioco di osservazione, memoria e paranoia. L'assenza di combattimenti e la ricerca delle anomalie sono i suoi elementi più riusciti, anche se la struttura ripetitiva e la durata contenuta ne limitano un po' l'impatto. Un horror metropolitanamente paranoico, breve ma capace di far dubitare di ogni passeggero.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi