[Recensione] Ground Zero

Ground Zero è uno di quei survival horror che non cercano soltanto di imitare il passato, ma di riportarlo in vita con convinzione, adattandolo a sensibilità moderne senza snaturarne l’anima. Su PS5 l’esperienza si presenta come un viaggio lento, teso e costantemente in bilico tra curiosità e inquietudine, costruito attorno a una struttura che premia l’esplorazione, la gestione attenta delle risorse e la capacità del giocatore di orientarsi in ambienti volutamente opprimenti.

L’ambientazione è uno degli elementi più forti dell’intera produzione. Tutto prende il via da un evento catastrofico: la caduta di un misterioso meteorite sulla Corea del Sud, che non solo devasta intere aree urbane, ma innesca anche una forma di contaminazione che trasforma la materia organica e i cadaveri in qualcosa di distorto e pericoloso. La città diventa così una zona di quarantena estesa, un labirinto di rovine, strade vuote e strutture abbandonate dove il silenzio pesa quasi quanto le minacce.

Il giocatore veste i panni di Seo-Yeon, un’operativa militare inviata insieme a un collega per indagare sull’origine del disastro e recuperare informazioni cruciali. Fin da subito, però, la missione si trasforma in qualcosa di molto più complesso e personale. Il gioco alterna momenti in cui i protagonisti si separano, permettendo di affrontare percorsi diversi, a sezioni più narrative in cui emergono nuovi dettagli sulla natura dell’infezione e sulle reali conseguenze dell’impatto. Questa struttura a percorsi ramificati dà un senso costante di scelta e curiosità, perché è facile chiedersi cosa sarebbe successo prendendo una strada diversa.

Il cuore dell’esperienza resta comunque legato all’esplorazione. Gli ambienti sono ampi, stratificati e spesso costruiti in modo da disorientare volutamente il giocatore. Non è raro trovarsi a tornare più volte negli stessi corridoi o edifici, cercando una chiave, un indizio o semplicemente una porta precedentemente ignorata. La progressione è lenta, metodica, e richiede attenzione ai dettagli: note, documenti e indizi ambientali sono fondamentali per ricostruire il quadro generale e risolvere gli enigmi. Proprio i puzzle rappresentano un aspetto interessante, anche se volutamente tradizionale. Non cercano mai di essere troppo astrusi, ma si basano su logica, osservazione e lettura dell’ambiente. A volte entrano in gioco meccaniche leggermente più particolari, come casse di sicurezza che richiedono semplici calcoli o soluzioni alternative che possono persino essere aggirate con l’uso di esplosivi. È un approccio che mantiene il ritmo coerente con il resto del gioco, senza spezzare troppo l’atmosfera.

Sul fronte del gameplay, Ground Zero si muove chiaramente sulle orme dei grandi classici del genere. Le influenze sono evidenti, soprattutto nei confronti di Resident Evil, ma anche di altre esperienze survival horror più moderne che hanno cercato di recuperare quell’impostazione più lenta e ragionata. La gestione delle risorse è centrale: munizioni, oggetti curativi e materiali sono limitati e ogni decisione pesa. Affrontare uno scontro non è mai una scelta banale, e spesso evitare un nemico è più sensato che combatterlo. Il sistema di combattimento prova a dare un po’ più di profondità rispetto ai modelli del passato. Oltre alle armi da fuoco, che includono pistole, fucili e altre varianti più pesanti, è presente anche un combattimento corpo a corpo che può diventare sorprendentemente efficace se padroneggiato bene. Parate e schivate permettono di gestire gli scontri con maggiore controllo, mentre il tempismo diventa fondamentale per sopravvivere nei momenti più concitati. C’è anche una sorta di “colpo potenziato” che, se eseguito correttamente, infligge danni elevati e consente di risparmiare munizioni preziose, aggiungendo un ulteriore livello di rischio e ricompensa.

Un’altra meccanica interessante è legata alla gestione delle risorse biologiche dei nemici. Analizzando i corpi sconfitti è possibile ottenere una valuta speciale, utilizzabile per acquistare oggetti, munizioni e materiali nei punti di rifornimento sparsi nelle aree sicure. Questi hub diventano fondamentali, soprattutto nelle fasi avanzate, e introducono una piccola componente strategica su come affrontare i nemici: eliminarli per ottenere risorse oppure evitarli per conservare salute e munizioni. Molto particolare anche il sistema di cura. Al posto dei tradizionali oggetti curativi singoli, il gioco introduce una sorta di siringa personalizzabile che può essere riempita con diverse sostanze, combinabili tra loro per ottenere effetti differenti. Questo aggiunge un ulteriore livello di gestione e sperimentazione, soprattutto nei momenti più tesi, quando decidere come usare ciò che si ha a disposizione può fare davvero la differenza.

Il level design è uno degli aspetti più ambiziosi dell’intera produzione. Alcune aree, come stazioni di polizia o complessi urbani, possono richiedere diverse ore per essere esplorate completamente. Le mappe sono complesse e spesso volutamente poco immediate, anche se aiutano a segnare porte già visitate e zone ancora da esplorare. Non sempre però la navigazione è perfetta e può capitare di sentirsi un po’ disorientati, soprattutto nelle sezioni più estese. L’inventario limitato contribuisce ulteriormente alla tensione. Non si può portare tutto, e spesso bisogna scegliere cosa tenere e cosa lasciare indietro. Anche la gestione dei depositi nei punti sicuri diventa parte integrante dell’esperienza, con casse che a volte richiedono semplici enigmi per essere sbloccate. Questo sistema, unito alla scarsità delle risorse, rafforza costantemente la sensazione di vulnerabilità.

Il comparto delle creature è uno degli elementi più riusciti dal punto di vista atmosferico. I nemici non sono semplicemente ostacoli, ma presenze disturbanti, spesso imprevedibili nei movimenti e nei comportamenti. Alcuni avanzano lentamente, altri possono improvvisamente accelerare, creando momenti di tensione costante. Il design punta più sull’impatto psicologico che sull’azione diretta, con forme deformate e animazioni volutamente inquietanti. Anche i boss contribuiscono a rafforzare questa sensazione. Alcuni scontri sono particolarmente intensi e richiedono non solo riflessi, ma anche attenzione all’ambiente circostante, che può essere sfruttato per ottenere un vantaggio. Non mancano nemici particolarmente aggressivi e difficili da gestire, capaci di mettere sotto pressione anche i giocatori più esperti.

Dal punto di vista tecnico e artistico, Ground Zero adotta uno stile fortemente ispirato all’era PlayStation originale, con ambientazioni pre-renderizzate e camere fisse che giocano un ruolo fondamentale nella costruzione della tensione. Le inquadrature non sono mai casuali: spesso servono a nascondere pericoli o a creare un senso di disagio, rendendo anche semplici corridoi luoghi potenzialmente inquietanti. Il lavoro su luci e ombre è particolarmente efficace, con un contrasto che contribuisce a rendere ogni ambiente imprevedibile. L’audio ha un ruolo altrettanto importante. Silenzi improvvisi, rumori lontani e suoni ambientali contribuiscono a creare un senso di costante allerta. Spesso non è ciò che si vede a generare paura, ma ciò che si sente senza riuscire a identificarne la provenienza. Questo aumenta notevolmente il livello di immersione, soprattutto durante l’esplorazione.

Il gioco offre anche una buona quantità di contenuti extra. Percorsi alternativi, finali multipli, costumi sbloccabili e modalità aggiuntive aumentano la rigiocabilità in modo significativo. Ogni partita può offrire sfumature diverse, sia per le scelte effettuate sia per il modo in cui si affrontano le aree e i nemici.

Nel complesso, Ground Zero su PS5 si presenta come un survival horror solido, coerente e molto fedele alle sue ispirazioni, ma con abbastanza idee personali da distinguersi. Non è un titolo che punta alla spettacolarità continua, ma piuttosto a costruire un’esperienza lenta, densa e costantemente tesa, in cui ogni passo in avanti ha un peso reale. È un gioco che premia la pazienza, l’osservazione e la voglia di esplorare, riportando in primo piano quella sensazione di incertezza e scoperta che ha reso grande il genere.

Ground Zero è uno di quei survival horror che non cercano soltanto di imitare il passato, ma di riportarlo in vita con convinzione, adattandolo a sensibilità moderne senza snaturarne l’anima. Su PS5 l’esperienza si presenta come un viaggio lento, teso e costantemente in bilico tra curiosità e inquietudine, costruito attorno a una struttura che premia l’esplorazione, la gestione attenta delle risorse e la capacità del giocatore di orientarsi in ambienti volutamente opprimenti. L’ambientazione è uno degli elementi più forti dell’intera produzione. Tutto prende il via da un evento catastrofico: la caduta di un misterioso meteorite sulla Corea del Sud, che…
Ground Zero su PS5 è un survival horror classico e coerente, che punta tutto su atmosfera, esplorazione e tensione costante. Qualche rigidità nei comandi e nella gestione dell’inventario si fa sentire, ma non compromette un’esperienza solida e molto immersiva, pensata soprattutto per chi ama il genere nella sua forma più tradizionale.

Ground Zero

VOTO FINALE - 8.5

8.5

Ground Zero su PS5 è un survival horror classico e coerente, che punta tutto su atmosfera, esplorazione e tensione costante. Qualche rigidità nei comandi e nella gestione dell’inventario si fa sentire, ma non compromette un’esperienza solida e molto immersiva, pensata soprattutto per chi ama il genere nella sua forma più tradizionale.

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