[Recensione] Is Today Another Day?
Ci sono giornate in cui anche le azioni più semplici sembrano richiedere uno sforzo enorme. Preparare il letto, lavare i piatti, buttare la spazzatura: gesti automatici che normalmente compiamo senza pensarci, ma che in Is Today Another Day? assumono un significato completamente diverso. Quello che sembra un normale inizio di giornata si trasforma lentamente in una fuga dalla quotidianità, dove ogni piccolo compito completato diventa un passo verso la libertà. Sviluppato come un’escape room in prima persona, il gioco ambienta la sua esperienza all’interno di un appartamento minimalista, sospeso in un mondo quasi privo di colori. Il protagonista si risveglia in una casa silenziosa, composta da geometrie essenziali e oggetti comuni, ma presto emerge la vera natura di quell’ambiente: non è semplicemente un’abitazione, ma una sorta di puzzle gigante da interpretare e decifrare.
L’idea alla base è semplice ma interessante: trasformare la routine quotidiana in un insieme di enigmi. Le faccende domestiche diventano la chiave per avanzare. Sistemare il letto, pulire la cucina o riordinare gli spazi non sono più semplici azioni meccaniche, ma obiettivi necessari per scoprire i segreti nascosti tra le mura di casa. La forza maggiore del gioco risiede proprio nel modo in cui riesce a dare un nuovo peso a elementi normalmente insignificanti. Un oggetto fuori posto, un simbolo sul muro, un rumore proveniente dalla televisione o un meccanismo nascosto nell’arredamento possono trasformarsi in un indizio fondamentale. L’appartamento diventa così un luogo da osservare con attenzione, dove ogni dettaglio potrebbe contenere la soluzione.

Dal punto di vista artistico, Is Today Another Day? colpisce grazie a una direzione visiva molto riconoscibile. Il bianco e nero, le ambientazioni low-poly e i piccoli disturbi grafici in stile glitch contribuiscono a creare un’atmosfera malinconica e straniante. Non serve ricorrere a elementi horror tradizionali per generare inquietudine: è sufficiente una casa troppo silenziosa, una luce fredda e la sensazione di essere intrappolati in una giornata che continua a ripetersi. Il comparto sonoro accompagna bene questa sensazione di isolamento. Rumori domestici, segnali ambientali e momenti di silenzio costruiscono un’atmosfera sospesa, anche se alcuni enigmi basati sull’audio non risultano sempre immediati da comprendere. In certi casi sarebbe stata utile una comunicazione più chiara degli indizi, soprattutto per evitare che la soluzione sembri affidata al caso invece che all’osservazione.
La struttura degli enigmi segue una progressione classica da escape room: bisogna raccogliere oggetti, interpretare simboli, trovare combinazioni e collegare elementi apparentemente scollegati. Quando il gioco riesce a far emergere la soluzione direttamente dall’ambiente, regala momenti molto soddisfacenti, perché il giocatore percepisce di aver realmente compreso la logica dello spazio. Tuttavia, non tutti gli enigmi mantengono lo stesso livello di qualità: alcune soluzioni appaiono meno naturali e più vicine alla logica del “provare finché funziona”, riducendo leggermente il coinvolgimento.
Anche il sistema di controllo presenta qualche limite. In un’esperienza basata quasi completamente sull’osservazione e sulla precisione, una gestione della visuale non sempre perfetta può rendere più macchinose alcune interazioni. Cercare piccoli oggetti o individuare esattamente cosa sia possibile manipolare può diventare meno intuitivo del previsto, soprattutto negli ambienti più stretti.

Un altro aspetto interessante è il modo in cui il gioco affronta temi come isolamento, ripetizione e stanchezza mentale senza ricorrere a spiegazioni troppo dirette. Non racconta il disagio attraverso grandi monologhi o scene drammatiche, ma attraverso la sensazione di dover semplicemente riuscire a portare a termine una serie di piccole azioni. La vera sfida non è soltanto aprire la porta dell’appartamento, ma trovare la motivazione per arrivarci. La seconda parte dell’avventura tende però ad allontanarsi leggermente dall’idea iniziale, lasciando più spazio a enigmi astratti e perdendo parte del fascino legato alla trasformazione delle faccende domestiche in puzzle. È un peccato, perché il concept iniziale aveva una forte identità e avrebbe potuto essere sviluppato ancora più a fondo.
Nel complesso, Is Today Another Day? è un’esperienza breve ma particolare, capace di distinguersi grazie a un’idea semplice e a una direzione artistica coerente. Non è un gioco perfetto: alcuni enigmi sono meno riusciti, i controlli potrebbero essere più precisi e alcune scelte di design limitano il potenziale dell’esperienza. Tuttavia, riesce nel suo obiettivo principale: trasformare un luogo familiare in qualcosa di ambiguo, inquietante e pieno di significati. Una piccola escape room psicologica dove il vero nemico non è un mostro nascosto nell’ombra, ma il peso della ripetizione quotidiana. Una casa da cui fuggire, ma anche uno specchio di quella routine dalla quale, prima o poi, tutti cerchiamo una porta d’uscita.
Is Today Another Day? è una piccola escape room psicologica con un'identità visiva forte e un'idea originale: trasformare la routine quotidiana in un percorso di fuga. Atmosfera e direzione artistica sono i suoi punti migliori, mentre qualche limite nei controlli e negli enigmi impedisce all'esperienza di raggiungere la piena maturità. Breve, imperfetto, ma capace di lasciare una sensazione particolare.Is Today Another Day?
VOTO FINALE - 7.5
7.5
