[Recensione] WINDSWEPT

Ci sono giochi che non cercano di reinventare il genere, ma di ricordarti perché te ne sei innamorato. Windswept appartiene a questa categoria: non tenta di sorprendere con rivoluzioni di design, né di sedurre con una narrativa complessa. Fa qualcosa di più semplice e, in un certo senso, più raro. Apre una finestra su un’epoca precisa del platforming a 16 bit, recupera le sensazioni di allora, e le filtra attraverso una sensibilità moderna che prova a conciliare nostalgia e precisione tecnica. Il risultato è un’esperienza capace di colpire soprattutto chi quei pomeriggi davanti alla TV a giocare a Donkey Kong Country, Super Mario World, Yoshi’s Island o ai platform di quel periodo li ricorda davvero.

Giocato su PlayStation 5, Windswept mostra fin da subito cosa vuole essere: un’ode dichiarata ai platformer degli anni ’90, costruita con cura artigianale, una passione evidente per il retro, e una sorprendente maturità nel design delle animazioni e delle meccaniche. E sì, è anche un gioco che, nonostante i toni adorabili e l’aspetto morbido, non ha alcuna intenzione di accompagnare il giocatore per mano fino ai titoli di coda. Ma andiamo con ordine.

La storia di Windswept non prova nemmeno per un secondo a fingersi qualcosa che non è. Marbles, un pulcino di anatra appena nato, viene sradicato da casa per colpa di una violenta tempesta. Spazzato via dalla sua culla, finisce in un luogo sconosciuto dove incontra Checkers, una tartaruga gentile, un po’ spaesata, pronta però ad aiutarlo a tornare a casa. È tutto qui. Non ci sono colpi di scena, non ci sono retroscena psicologici, non ci sono sottotesti drammatici. Ma non serve altro. Windswept lavora esattamente nella tradizione dei classici del genere: un pretesto narrativo leggero che funge da cornice per il cuore vero dell’esperienza, cioè il platforming puro. È una scelta identitaria, non una mancanza: voler ricreare un certo tipo di atmosfera significa anche accettarne le semplificazioni, i ritmi brevi, l’essenzialità narrativa tipica di quando l’avventura era tutta nei livelli, non nelle cutscene.

La prima cosa che colpisce giocando a Windswept su PS5 è la qualità dell’estetica retro. Non è una semplice riproduzione della pixel art anni ’90, e non suona mai come una parodia. Si percepisce un sincero rispetto per quell’epoca: il modo in cui i personaggi sono animati, l’uso dei colori, le palette luminose ma non accecanti, le transizioni morbide, la scelta di mantenere proporzioni e movimenti coerenti con gli hardware dell’epoca ma con una fluidità moderna. Le animazioni, in particolare, sono sorprendentemente curate. Sia Marbles che Checkers hanno un’elasticità nei movimenti che non esisterebbe davvero in un titolo SNES, ma richiama la stessa fantasia visiva di quegli anni. Gli ambienti cambiano con costanza: foreste, zone montane, caverne dai toni misteriosi, acque azzurre che ricordano livelli subacquei di altri tempi, biomi più esotici e livelli tematici che riescono a essere immediatamente riconoscibili.

Il mondo di gioco è organizzato attraverso una mappa in stile Super Mario World, una scelta che contribuisce non solo alla nostalgia, ma anche a un senso di progressione tangibile: vedere la propria piccola pedina scivolare da un mondo all’altro ha qualcosa di rassicurante, un ritorno all’epoca in cui la mappa era una promessa di avventura.

La musica è uno dei tratti più affascinanti. Le tracce non cercano di essere imitate di Mario o Donkey Kong o Kirby, ma catturano quella “firma sonora” degli anni ’90: melodie molto riconoscibili, giri musicali pieni di colori, ritmi rapidi ma non invasivi, un uso intelligente degli strumenti digitali per evocare un’idea più che una ricostruzione. Sono brani che ti restano addosso, ma senza voler diventare jingle iconici. Funzionano perché amplificano il tono di ogni bioma e ogni tipo di livello. Su PS5, la pulizia del suono e la resa degli effetti contribuiscono parecchio al coinvolgimento. Anche gli effetti audio sono curati: salti, rimbalzi, raccolta di monete, impatti. Tutto richiama un’interpretazione moderna della sonorità 16 bit, senza però risultare sterile o eccessivamente pulita.

Il vero punto di forza di Windswept è il movimento. Il sistema di controllo è costruito su due personaggi — Marbles e Checkers — che puoi alternare in qualsiasi momento. Ed è qui che l’esperienza si distingue davvero. Marbles può planare, il che gli permette di affrontare salti più lunghi o di correggere traiettorie con un certo margine di abilità. Può anche afferrare Checkers e scagliarlo contro i nemici, una trovata volutamente comica che funziona bene sia a livello di gameplay sia come idea di caratterizzazione: l’anatra minuscola che lancia la tartaruga come una piccola cannonata vivente è una di quelle immagini da platform dei tempi d’oro. Checkers invece è più pesante, può effettuare un poderoso ground pound ed è capace di lanciare Marbles verso l’alto per raggiungere piattaforme altrimenti irraggiungibili.

La combinazione di queste abilità è il cuore pulsante delle meccaniche. All’inizio si tratta solo di eseguire piccoli salti, brevi planate e qualche rimbalzo. Ma pian piano il gioco ti invita a sperimentare concatenazioni più complesse: planare, scambiare personaggio, saltare, rimbalzare, tirare l’altro, concatenare un altro salto, e così via. È qui che Windswept mette in mostra la sua profondità. La PS5 restituisce la reattività dei controlli con precisione, e nei momenti più frenetici è facile apprezzare l’assenza di input lag o incertezze. Se fallisci un salto o manchi un tempismo, sai che probabilmente è colpa tua, non del gioco.

Come tradizione vuole, non mancano i livelli con i “mezzi di trasporto viventi”: una selezione di creature che Marbles e Checkers possono cavalcare, ognuna con una peculiarità. C’è il delfino che scivola nell’acqua con agilità, il gecko che si arrampica alle superfici, il pipistrello che attraversa sezioni altrimenti inaccessibili, e il cucciolo che diventa protagonista dei livelli più frenetici, costruiti chiaramente sulla scia delle sezioni in vagoncino di Donkey Kong Country. Questi ultimi possono dividere le opinioni. Il loro fascino retrò è evidente, ma la velocità, la necessità di tempismo estrema e qualche incertezza nella gestione delle collisioni può renderli più impegnativi di quanto ci si aspetti.

Ogni livello è disseminato di collezionabili, e non semplicemente buttati qua e là. Ci sono le monete nuvola, luna, stella e soprattutto quelle cometa. La raccolta delle lettere C-O-M-E-T funziona come un evidente richiamo alle lettere K-O-N-G. Le stanze bonus, spesso nascoste dietro trappole, dettagli visivi discreti o percorsi alternativi, offrono sfide brevi ma intense che ricompensano davvero chi decide di ascoltare l’istinto dell’esploratore. La struttura dei collezionabili è una delle sorprese più curate del gioco. Non sono piazzati in modo casuale: seguono un filo logico di progressione e spesso ti insegnano — tacitamente — come funzionano le meccaniche avanzate. Raccogliendo tutte le monete nuvola, si sblocca una zona speciale finale, un omaggio a uno dei segreti più famosi dei platform degli anni ’90. Chi è cresciuto con quei classici sorriderà riconoscendo questa scelta.

In ogni bioma compare un negozio speciale, Lamp’s Shade, gestito da una falena dall’aria amichevole. Qui puoi spendere le monete stella per ottenere una serie di collezionabili insoliti: action figure dei personaggi, nemici e creature; vinili musicali che contengono tutte le 40 tracce della colonna sonora; piccoli arcade giocabili; perfino un sistema di aiuti per individuare oggetti mancanti nei livelli già completati. È puro fan service, ma fatto bene. Non è un’aggiunta decorativa, ma un’estensione del mondo di Windswept, un luogo che dà personalità al gioco e che racconta molto dello spirito con cui è stato creato.

Qui arriviamo all’aspetto più controverso dell’esperienza: la difficoltà. La prima metà di Windswept è una passeggiata nostalgica splendidamente realizzata: fluida, divertente, appagante. Poi, gradualmente, il gioco cambia tono. Le meccaniche avanzate, quelle concatenate, quelle che nelle prime ore erano perlopiù “opzionali” per raggiungere segreti, diventano improvvisamente necessarie. Il tasso di precisione richiesto aumenta in modo brusco. I margini di errore si assottigliano. I livelli chiedono una padronanza completa del sistema di movimento. Si avverte un taglio netto, come un passaggio da un platform tradizionale a qualcosa di ispirato ai “kaizo” — quei livelli estremi creati per esperti assoluti del genere. Per fortuna, Windswept mette a disposizione una modalità Assist estremamente completa: invincibilità, checkpoint aggiuntivi, possibilità di saltare i livelli più ostici, e una serie di modificatori che permettono anche di rendere l’esperienza più difficile per chi lo desidera. È una soluzione intelligente, che evita che l’esperienza diventi frustrante oltre misura, pur lasciando intatta la struttura di base. Tuttavia, attivare un’assistenza in un gioco che ti aveva accompagnato con tanta grazia fino a quel punto può lasciare un retrogusto agrodolce. Non distrugge l’esperienza complessiva, ma spezza un po’ l’illusione di naturalità della progressione.

Per chi ama le sfide, però, Windswept è una miniera d’oro. Il sistema di movimento permette una fluidità quasi acrobatica, e chi decide di padroneggiarlo potrà godersi livelli concepiti proprio per questo scopo. La scena speedrun troverà terreno fertile: concatenazioni, glitch benigni da scoprire, movimenti avanzati da perfezionare. È un gioco che, nella sua seconda metà, sembra quasi fatto per chi ama ottimizzare il flusso di movimento al millisecondo.

La versione PlayStation 5 offre una resa eccellente in termini di stabilità del framerate, qualità dell’immagine e reattività dei comandi. I tempi di caricamento sono praticamente inesistenti, il che rinforza la rapidità tipica del genere: muori, riprovi, muori, riprovi, e non senti mai interrompersi il ritmo. Il controller DualSense non introduce funzioni particolarmente innovative, ma offre una solidità nei pulsanti e nei grilletti che si apprezza soprattutto nei livelli più impegnativi.

Windswept è un gioco che sprigiona amore per i platformer del passato in ogni singolo pixel. È adorabile, ben animato, consapevole delle sue origini e capace di catturarne l’essenza senza diventare un clone senz’anima. La sua colonna sonora è splendida, i collezionabili sono curati con una meticolosità rara, il negozio Lamp’s Shade è un piccolo museo in miniatura, e il sistema di movimento è sorprendentemente profondo. La difficoltà sbilanciata nella seconda metà non spezza del tutto l’incanto, ma è una nota che merita di essere segnalata. Con gli Assist Mode il gioco diventa accessibile a tutti, ma resta il fatto che la curva di difficoltà non è del tutto armoniosa. Rimane comunque un platform estremamente consigliato, soprattutto per chi porta nel cuore quell’era fatta di pixel, colori saturi e melodie digitali che sapevano raccontare mondi interi con poche note. Windswept non cambia la storia del platforming, ma conserva e rinnova una delle sue epoche migliori, e lo fa con una sincerità che è difficile non apprezzare.

Ci sono giochi che non cercano di reinventare il genere, ma di ricordarti perché te ne sei innamorato. Windswept appartiene a questa categoria: non tenta di sorprendere con rivoluzioni di design, né di sedurre con una narrativa complessa. Fa qualcosa di più semplice e, in un certo senso, più raro. Apre una finestra su un’epoca precisa del platforming a 16 bit, recupera le sensazioni di allora, e le filtra attraverso una sensibilità moderna che prova a conciliare nostalgia e precisione tecnica. Il risultato è un’esperienza capace di colpire soprattutto chi quei pomeriggi davanti alla TV a giocare a Donkey Kong…
Windswept su PS5 si presenta come un platform nostalgico ma capace di parlare anche al pubblico moderno. La solidità dei controlli, l’estetica 16-bit curata e una quantità sorprendente di segreti e modalità aggiuntive ne fanno un titolo ricco e longeve. La difficoltà può impennarsi in modo brusco nella seconda parte dell’avventura, ma la presenza di modificatori e assist rende l’esperienza accessibile senza snaturare l’impianto originale. L’attenzione riposta nella fluidità, nelle animazioni e nella resa sonora completa un pacchetto dedicato sia a chi ama le sfide old-school sia ai giocatori in cerca di un platform vario e ben rifinito. Windswept non reinventa il genere, ma dimostra una profonda comprensione dei suoi punti di forza, offrendo un viaggio piacevole, impegnativo e ricco di carattere.

WINDSWEPT

VOTO FINALE - 8.8

8.8

Windswept su PS5 si presenta come un platform nostalgico ma capace di parlare anche al pubblico moderno. La solidità dei controlli, l’estetica 16-bit curata e una quantità sorprendente di segreti e modalità aggiuntive ne fanno un titolo ricco e longeve. La difficoltà può impennarsi in modo brusco nella seconda parte dell’avventura, ma la presenza di modificatori e assist rende l’esperienza accessibile senza snaturare l’impianto originale. L’attenzione riposta nella fluidità, nelle animazioni e nella resa sonora completa un pacchetto dedicato sia a chi ama le sfide old-school sia ai giocatori in cerca di un platform vario e ben rifinito. Windswept non reinventa il genere, ma dimostra una profonda comprensione dei suoi punti di forza, offrendo un viaggio piacevole, impegnativo e ricco di carattere.

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