Per Konami l’intelligenza artificiale non sposterà il mercato, e la barriera d’ingresso era già bassa prima

konami ia

Konami ha scritto nella sua relazione integrata, pubblicata il 16 ottobre, di non credere che l’intelligenza artificiale sposterà in modo significativo il mercato dei videogiochi. La frase è del presidente di Konami Digital Entertainment, Hideki Hayakawa, e arriva nel documento che l’azienda giapponese prepara per gli investitori, cioè nel posto in cui di solito si promette il contrario.

Cosa ha scritto il presidente

Hayakawa parte dall’argomento che si sente più spesso: l’IA permetterà a chiunque di fare giochi con facilità, quindi abbasserà la soglia d’ingresso. Secondo lui la premessa è vera e la conclusione no, perché quella soglia si è già abbassata da sola, prima e senza l’IA: l’hanno abbassata i motori di sviluppo generici, che oggi chiunque può scaricare, e la crescita dei contenuti fatti dagli utenti dentro i giochi. Il passaggio, ripreso da Kotaku, sta nella relazione integrata in giapponese.

La seconda parte è quella che conta. Anche ammesso che l’IA faccia guadagnare efficienza, scrive Hayakawa, il fattore più importante per fare giochi interessanti restano le persone, cioè chi crea. E non le singole persone: i creatori formano squadre, dentro le squadre si incontrano provenienze diverse, e da quello scambio escono giochi mai visti prima. Quel tipo di interazione non si sostituisce facilmente, è la conclusione.

Quello che Konami non esclude

Nella stessa relazione la tecnologia viene definita un’occasione di rilievo, e l’azienda scrive che può dare una mano agli sviluppatori. La posizione, insomma, non è un divieto: Konami Digital Entertainment la sta studiando con prudenza e sta dando alle sue squadre indicazioni su come e quando usarla. Chi si aspettava un rifiuto netto da parte della casa di Metal Gear e Silent Hill non lo trova scritto da nessuna parte. Quello che manca, come nota anche GamesRadar, è l’entusiasmo: nessun annuncio di strumenti interni, nessuna promessa di risparmi, nessuna percentuale di lavoro da automatizzare.

C’è anche un pezzo di interesse diretto, che Kotaku mette in fila: l’insistenza sui contenuti fatti dagli utenti arriva mentre Konami ne sta costruendo uno suo, una piattaforma di creazione in stile Roblox. Il discorso sulla soglia d’ingresso già bassa, letto da lì, è anche una descrizione del proprio prodotto.

La settimana in cui tutti gli altri hanno fatto il contrario

Il momento in cui queste righe escono le rende più rumorose di quanto suonino. Negli ultimi sette giorni Epic ha raccontato di aver fatto scrivere a un modello linguistico il suo nuovo launcher, Sega ha ritirato dalla vendita la riedizione di Shogun 2 con le illustrazioni che sembrano ripassate dall’IA, ed Electronic Arts ha messo in vendita in Battlefield 6 contenuti generati con una toppa che ha una parola scritta male.

Sul fronte opposto, l’inchiesta di Kotaku con l’ex responsabile dell’IA di Take-Two e il direttore esecutivo di Godot racconta un’industria in cui scrivere codice facendoselo dettare da un modello è diventato normale in pochi mesi. E i risultati visibili, per ora, sono quelli dei mashup che durano quindici secondi e non si riescono a giocare.

Perché una frase in un documento per investitori pesa

Una relazione integrata serve a spiegare agli azionisti dove va l’azienda, e in questa fase il modo più semplice per farsi applaudire è dire che si sta investendo tutto nell’IA. Hayakawa fa l’opposto: dice ai propri investitori che la rivoluzione annunciata non sposterà il suo mercato e che il valore resta nelle persone che lavorano insieme. È una scommessa industriale messa per iscritto, con una data, che fra due anni si potrà andare a rileggere.

Il raffronto più utile non è con le startup ma con le altre aziende giapponesi, che su questo tema hanno tenuto finora un profilo simile, fatto di cautela dichiarata e di nessun annuncio clamoroso. La differenza è che qui la cautela non è detta a un giornalista in una conferenza: sta in un documento ufficiale, consultabile da chiunque sul sito per gli investitori.

Quello che il documento non dice

Konami non dice quali strumenti stia provando, in quali reparti, né quali siano le regole che sta scrivendo per le sue squadre. Non c’è un numero, non c’è una scadenza e non c’è una posizione sull’uso dei materiali protetti per addestrare i modelli, che è il punto su cui le altre aziende vengono messe sotto pressione. Il documento è pubblicato solo in giapponese, e la versione inglese non è ancora uscita.

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