[Recensione] Botany Manor
Nel vasto panorama dei videogiochi indie, spiccano sempre più titoli capaci di offrire esperienze uniche e profondamente immersive, allontanandosi dalle convenzioni dei blockbuster. Botany Manor si colloca esattamente in questa nicchia, proponendo un’esperienza rilassante e meditativa, ma al tempo stesso stimolante, grazie a una sapiente fusione tra enigmi ambientali e una narrazione sottile ma incisiva. Vestendo i panni della nobildonna e botanica Lady Arabella Greene, il giocatore si trova immerso in un’elegante tenuta vittoriana, dove lo scopo principale è completare un erbario illustrato intitolato Forgotten Flora. Tuttavia, dietro la bellezza dell’ambientazione e la soddisfazione di risolvere enigmi legati alla crescita delle piante, si cela un sottotesto amaro e realistico: quello delle difficoltà che le donne scienziate affrontavano nel XIX secolo.

Botany Manor trasporta il giocatore in una lussureggiante tenuta del Somerset nel 1890. Arabella Greene è una scienziata dedita alla botanica, desiderosa di completare il suo capolavoro: un compendio di piante rare e straordinarie che potrebbero altrimenti cadere nell’oblio. La sua missione, però, non si limita a una mera raccolta accademica, bensì si configura come un atto di affermazione personale in un’epoca in cui le donne erano spesso relegate a ruoli marginali nel mondo scientifico. La villa, lussuosamente arredata e circondata da giardini rigogliosi, diventa il nostro campo di ricerca e sperimentazione. Tuttavia, il gioco non si limita a farci ammirare la bellezza della natura: il cuore dell’esperienza è la risoluzione di puzzle ambientali basati sulla coltivazione delle piante. Ognuna delle dodici specie presenti richiede condizioni specifiche per crescere, e il giocatore deve utilizzare il pensiero deduttivo per decifrare gli indizi disseminati per la tenuta.
Ogni capitolo di Botany Manor si concentra sulla crescita di una serie di piante, con il primo capitolo che funge da tutorial, insegnando le meccaniche di base attraverso la coltivazione della Windmill Wort, un fiore dai petali rotanti come le pale di un mulino. Questo primo enigma introduce il giocatore alle dinamiche del gioco: bisogna raccogliere semi, piantarli in un vaso con terriccio e acqua, e poi individuare le condizioni ottimali per la loro crescita. Gli indizi per risolvere gli enigmi sono sparsi per l’ambiente sotto forma di documenti, come lettere, appunti scientifici, diagrammi e persino cartoline.
Nel caso della Windmill Wort, ad esempio, una cartolina rivela che la pianta proviene dalla Sicilia, mentre un diagramma suggerisce che si tratti di un fiore vulcanico. Un altro documento elenca le temperature ottimali per i fiori mediterranei, indicando 60 gradi Celsius per quelli vulcanici. Il giocatore deve quindi collocare il vaso vicino a una bocchetta d’aria calda e impostare la temperatura esatta per favorire la crescita istantanea del fiore. Man mano che si progredisce, le soluzioni diventano più elaborate, spesso coinvolgendo strumenti e tecnologie dell’epoca vittoriana, come macchine fotografiche a lastre, fonografi a cilindro di cera e persino un telegrafo portatile. L’interazione con questi oggetti aggiunge un ulteriore strato di complessità agli enigmi, rendendo necessaria non solo la comprensione dei bisogni delle piante, ma anche il funzionamento degli strumenti stessi.

La tenuta di Arabella non è solo un luogo di studio e scoperta, ma anche uno spazio che trasmette un forte senso di solitudine. Non si incontrano mai altri personaggi nel corso del gioco, e persino le rappresentazioni umane sono limitate a silhouette dipinte nei quadri e a sagome stilizzate nelle lettere di famiglia. Questa scelta stilistica non solo rafforza l’atmosfera rarefatta del gioco, ma suggerisce anche un isolamento più profondo, forse interiore, della protagonista. Questo senso di solitudine viene ulteriormente accentuato dalla corrispondenza epistolare che Arabella trova nel corso del gioco. Lettere di rifiuto da parte di istituzioni accademiche sottolineano il sessismo imperante dell’epoca, con commenti condiscendenti che relegano le sue ricerche al rango di “hobby” e suggeriscono che il suo ruolo migliore sarebbe quello di una semplice assistente piuttosto che di una vera ricercatrice. La protagonista ha conservato queste lettere per decenni, segno di una ferita mai completamente rimarginata, e il loro ritrovamento aggiunge un ulteriore strato di profondità al personaggio.
Sebbene la maggior parte degli enigmi di Botany Manor sia ben congegnata, ce ne sono alcuni che ci richiederanno un impegno aggiuntivo. Un esempio è la stanza segreta nella biblioteca, che richiede di premere cinque pannelli decorati con animali e corpi celesti in un ordine specifico. L’unico modo per determinare la sequenza corretta è leggere e interpretare delle favole trovate nei libri della biblioteca. Questo enigma potrebbe risultare ostico per chi non è abituato a questo tipo di logica. Un altro enigma particolarmente intricato riguarda la crescita del Nightfall, un fiore notturno. Il giocatore deve utilizzare un proiettore nell’attico e inserire quattro diapositive colorate, basandosi su dipinti trovati in una stanza segreta della biblioteca che raffigurano i colori del cielo nelle varie stagioni. Il problema è che bisogna incrociare queste informazioni con un complesso diagramma che rappresenta il ciclo vitale delle falene.

Nonostante le difficoltà incontrate, Botany Manor offre un’esperienza straordinariamente gratificante. L’atto di completare Forgotten Flora non rappresenta solo il successo personale di Arabella, ma anche un simbolo della sua perseveranza in un mondo che le ha sempre remato contro. Il finale del gioco suggerisce un cambio di paradigma: vediamo una classe allestita nella biblioteca della villa, con un registro che elenca i nomi di sei giovani studentesse. Questo piccolo dettaglio conferisce un forte senso di speranza: la società sta cambiando e, grazie al lavoro di donne come Arabella, il futuro della scienza potrebbe essere più inclusivo.
Botany Manor è un piccolo gioiello nel panorama dei videogiochi puzzle in prima persona. Con la sua estetica raffinata, enigmi intelligenti e una narrazione sottile ma potente, riesce a trasportare il giocatore in un’epoca tanto affascinante quanto ingiusta. Il senso di solitudine permea ogni angolo della villa, ma il messaggio finale è positivo: la determinazione e la passione possono superare le barriere imposte dalla società. Per chi ama le esperienze riflessive e i puzzle ambientali ben congegnati, Botany Manor rappresenta una tappa obbligata. Non sarà un’avventura perfetta, ma è una delle più toccanti ed evocative degli ultimi tempi.
Nei panni di Arabella Greene, una botanica in pensione, dovrai esplorare Botany Manor, la tua dimora signorile dell'Inghilterra del XIX secolo. Indagare in ogni angolo, trova l'habitat ideale per tanti esemplari di flora dimenticata e coltiva tutte le piante per scoprire le loro qualità nascoste...Botany Manor
VOTO FINALE - 8.5
8.5
