[Recensione] Kusan: City of Wolves
Ci sono giochi che scelgono di accompagnare il giocatore per mano e altri che, al contrario, preferiscono spingerlo direttamente dentro una situazione potenzialmente letale, lasciandogli il compito di capire come sopravvivere. Kusan: City of Wolves appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Sviluppato da CIRCLEfromDOT e pubblicato da PQube, questo action top-down ambientato in una metropoli cyberpunk prende una formula ormai riconoscibile e la rielabora mettendo al centro velocità, precisione e soprattutto il combattimento corpo a corpo.
L’ispirazione a Hotline Miami è evidente, ma Kusan non si limita a riproporne la struttura. La sua personalità emerge soprattutto attraverso l’ambientazione, la componente narrativa e un sistema di combattimento costruito intorno al War Hand, il braccio meccanico del protagonista Jin. Il risultato è un’esperienza breve ma intensa, capace di dare il meglio quando il giocatore entra in sintonia con il suo ritmo.

La città di Kusan è una metropoli distopica dominata dalla criminalità, dalla tecnologia e da un decadimento sociale che emerge progressivamente attraverso la storia. Jin, un ex soldato diventato mercenario, viene coinvolto in una vicenda molto più grande di quanto inizialmente previsto, legata al suo passato, ai suoi vecchi compagni e a una giovane ragazza dotata di poteri psionici. Attorno a lui si muove un cast di personaggi antropomorfi che contribuisce a rendere immediatamente riconoscibile il mondo di gioco.
La narrazione viene raccontata soprattutto attraverso sequenze in stile graphic novel, con tavole illustrate, dialoghi, animazioni essenziali ed effetti sonori che accompagnano le onomatopee. È una soluzione estetica particolarmente riuscita, perché permette alla storia di mantenere un’identità precisa senza interrompere eccessivamente il ritmo dell’azione. La trama non è sempre semplicissima da seguire e alcuni passaggi avrebbero meritato maggiore approfondimento, ma Jin funziona come protagonista e il suo passato contribuisce a dare un minimo di peso alle vicende che lo coinvolgono.
A colpire immediatamente è comunque la direzione artistica. Kusan è un mondo di neon, ombre, sangue e colori accesi, con una pixel art ricca di dettagli che riesce a dare carattere anche agli ambienti più semplici. Gli scenari sono pieni di oggetti distruttibili e ogni combattimento lascia progressivamente il segno sul livello: una stanza inizialmente ordinata può trasformarsi in pochi secondi in un campo di battaglia ricoperto di detriti e sangue. Questa distruttibilità non è soltanto decorativa. L’ambiente può diventare parte integrante del combattimento, permettendo a Jin di colpire casse e altri oggetti per scagliarli contro gli avversari, utilizzare elementi dello scenario come copertura o sfruttare porte e pareti per creare nuove possibilità offensive.

Il vero cuore dell’esperienza rimane però il combattimento. Jin dispone del War Hand, un enorme braccio meccanico che rappresenta molto più di una semplice arma. Un pugno rapido può eliminare un nemico, mentre il colpo caricato richiede qualche istante di preparazione ma permette di aumentare considerevolmente la potenza, sfondare porte e sfruttare l’ambiente in maniera più aggressiva. Con i giusti potenziamenti il braccio può inoltre estendere la propria portata e arrivare persino a respingere proiettili e altri attacchi.
Accanto al pugno troviamo il Quantum Knife, un coltello lanciabile che si dimostra fondamentale soprattutto negli scontri a media distanza. Il sistema di puntamento automatico rende il lancio rapido e intuitivo, mentre alcuni potenziamenti permettono di richiamare automaticamente l’arma, modificarne la gittata o interagire con essa durante il volo. Imparare a combinare pugno e coltello dà vita a una sorta di danza estremamente soddisfacente, nella quale ogni movimento deve essere eseguito nel momento corretto.
A completare l’arsenale ci sono pistola, balestra, fucile a pompa e revolver. Le armi da fuoco sono potenti, ma non trasformano Kusan in uno shooter tradizionale: le munizioni sono limitate e spesso servono due colpi per eliminare un avversario. La balestra può essere particolarmente utile per colpire attraverso determinate porte e pareti, il fucile a pompa permette di gestire gruppi di nemici, mentre il revolver rappresenta una soluzione più precisa e potente. La pistola, invece, rimane un’ottima compagna per tutta l’avventura.

La scelta dell’equipaggiamento è resa ancora più interessante dal sistema di potenziamento. Le abilità e le armi devono essere inserite all’interno di una griglia, quasi come un piccolo puzzle a incastro. Lo spazio è limitato e questo significa che non è possibile equipaggiare tutto contemporaneamente. I potenziamenti possono inoltre essere ottimizzati spendendo risorse, riducendo lo spazio necessario e permettendo di costruire configurazioni progressivamente più elaborate.
È un sistema semplice, ma funziona molto bene perché spinge a modificare il proprio equipaggiamento in base alla situazione. Chi preferisce giocare puntando sul parry e sul corpo a corpo potrà costruire una configurazione completamente diversa da chi preferisce mantenere le distanze e sfruttare le armi da fuoco.
Questa libertà diventa importante perché gli incontri sono strutturati come veri e propri piccoli puzzle. Nella maggior parte dei casi Jin muore con un solo colpo e lo stesso vale per i nemici comuni. Ogni stanza va quindi osservata, studiata e affrontata scegliendo l’ordine migliore per eliminare gli avversari. I nemici armati di coltello tendono a venirci incontro rapidamente, quelli dotati di armi da fuoco possono invece rappresentare una minaccia letale a distanza, mentre tori corazzati, cani meccanici, droni e altre creature introducono ulteriori variabili.
La morte è dunque parte integrante del processo di apprendimento. Fortunatamente i caricamenti sono molto rapidi e permettono di tornare immediatamente all’azione, rendendo il fallimento molto più sopportabile. Inoltre, i comportamenti dei nemici non sono sempre perfettamente identici, impedendo di trasformare ogni livello in una semplice sequenza da imparare a memoria.

Quando tutto funziona, Kusan riesce a restituire una sensazione quasi cinematografica. Aprire una porta, eliminare un avversario con il pugno, lanciare il coltello verso un nemico armato, richiamarlo e concludere lo scontro con un colpo di pistola può trasformarsi in pochi secondi in una sequenza estremamente appagante.
I boss seguono regole differenti e rappresentano alcuni dei momenti più impegnativi dell’avventura. Richiedono più colpi e obbligano a studiare pattern e tempistiche, con il parry che diventa particolarmente importante. Alcuni scontri sono molto ben costruiti e riescono a cambiare il ritmo dell’esperienza, mentre altri possono risultare più vicini al trial and error. Nel complesso, comunque, rappresentano una buona conclusione per i diversi capitoli.
Non mancano inoltre alcune variazioni alla formula principale. Le sezioni all’aperto introducono automobili e nuovi pericoli, mentre le brevi sequenze in moto aggiungono una piacevole parentesi arcade. Sono momenti che avrebbero meritato una presenza maggiore, proprio perché riescono a spezzare efficacemente il ritmo degli scontri nelle stanze.
A sostenere la rigiocabilità troviamo infine il sistema di valutazione, che assegna un voto da C fino a SS considerando tempo, combo e qualità dell’esecuzione. Finire un livello non significa quindi averlo realmente completato: ottenere il punteggio migliore richiede di correre più rischi, concatenare le eliminazioni e imparare a dominare ogni meccanica. Anche la possibilità di tornare nei capitoli già completati con un equipaggiamento più avanzato rende la caccia ai risultati migliori decisamente più interessante.

Sul fronte audio, la colonna sonora hip-hop accompagna bene l’identità urbana e cyberpunk del gioco, anche se il suo impatto può risultare soggettivo. Gli effetti sonori, invece, svolgono egregiamente il loro lavoro: pugni, spari, esplosioni e distruzioni restituiscono un peso convincente alle azioni del protagonista.
Su PlayStation 5 l’esperienza rimane complessivamente fluida e piacevole, anche se la grande quantità di effetti, colori e movimenti può occasionalmente mettere alla prova la leggibilità dello schermo. In alcune situazioni è possibile perdere di vista un nemico o un attacco proprio perché l’azione diventa estremamente caotica. Anche alcune hitbox non sembrano sempre perfette e la mancanza di opzioni dedicate alla riduzione di tremolio e flash luminosi rappresenta un limite sul fronte dell’accessibilità.
Sono comunque difetti che non cancellano i meriti di un titolo capace di costruire una propria identità. Kusan: City of Wolves non inventa un nuovo genere, ma prende una formula collaudata e la arricchisce con un combat system particolarmente divertente, una direzione artistica convincente, una progressione intelligente e un’ambientazione che riesce a rimanere impressa.
La sua durata, intorno alle sette-otto ore per arrivare ai titoli di coda, potrebbe sembrare contenuta, ma è una scelta coerente con la natura dell’esperienza. Il vero obiettivo non è semplicemente arrivare alla fine, bensì tornare sui livelli, migliorare le valutazioni e scoprire quanto sia possibile perfezionare ogni singola sequenza.

Kusan: City of Wolves è un action top-down rapido, brutale e sorprendentemente soddisfacente. Il suo maggiore punto di forza è un sistema di combattimento che riesce a trasformare un semplice pugno in uno strumento estremamente versatile, costruendo attorno a esso una formula fatta di precisione, improvvisazione e continua ricerca della soluzione migliore.
La struttura richiama chiaramente i grandi esponenti del genere, ma l’ambientazione cyberpunk, i protagonisti antropomorfi, l’impostazione da graphic novel e soprattutto il sistema di personalizzazione gli permettono di trovare una propria voce. Qualche problema di leggibilità, alcune imperfezioni tecniche e una gestione dei boss non sempre impeccabile impediscono al gioco di raggiungere l’eccellenza assoluta, ma non ne compromettono il fascino.
È un titolo consigliato soprattutto a chi ama le esperienze impegnative, immediate e basate sulla ripetizione intelligente: morire, capire l’errore, riprovare e infine riuscire a completare una stanza senza perdere il ritmo. Quando questa formula entra a regime, Kusan: City of Wolves sa essere davvero esaltante.
Kusan: City of Wolves è un action top-down che fa della velocità, della precisione e della spettacolarità dei combattimenti i suoi punti di forza principali. La formula è fortemente ispirata ai grandi esponenti del genere, ma il sistema basato sul War Hand, sul Quantum Knife e sulla personalizzazione dell'equipaggiamento riesce a dargli una personalità ben definita. L'ambientazione cyberpunk, la pixel art ricca di dettagli e le sequenze in stile graphic novel completano un'esperienza breve ma intensa, pensata per essere rigiocata e perfezionata.Kusan: City of Wolves
VOTO FINALE - 8.5
8.5
