[Recensione] Dosa Divas
Dosa Divas su PS5 è uno di quei giochi che ti lascia addosso una sensazione un po’ difficile da incasellare: da una parte è un RPG compatto, colorato e pieno di idee originali, dall’altra è un’esperienza che alterna momenti davvero ispirati ad altri più ripetitivi, quasi meccanici. Eppure, nonostante i suoi difetti, ha un’identità fortissima che lo rende difficile da dimenticare.
Al centro della storia ci sono due sorelle, Samara e Amani, che tornano nel loro mondo d’origine dopo anni di distanza. Il loro viaggio è tutt’altro che semplice: insieme alla loro “mech” senziente chiamata Goddess, un enorme spirito legato al cibo e alla tradizione culinaria, si trovano a percorrere un’isola frammentata e cambiata radicalmente. A sconvolgere tutto è Lina, la loro sorella minore, ormai trasformata in una figura aziendale fredda e spietata, a capo di una corporazione alimentare che ha praticamente sostituito la cucina tradizionale con cibo industriale distribuito in tubi e soluzioni ultra-processate.
Questa premessa potrebbe sembrare sopra le righe, e in parte lo è, ma funziona perché il gioco la usa come base per parlare di temi molto più concreti: il legame familiare, la perdita delle tradizioni, il dolore del distacco e la possibilità di ricostruire ciò che è stato rotto. Il tutto filtrato attraverso un mondo che mescola fantascienza, cultura sud-indiana e una forte componente simbolica legata al cibo come memoria e identità.

Il viaggio delle protagoniste non è solo fisico, ma anche emotivo. Ogni area che visitano racconta qualcosa delle persone che la abitano, spesso oppresse dal sistema creato da Lina. Aiutare questi villaggi significa anche riportare il cibo “vero” nelle loro vite, e questo si traduce nel cuore del gameplay: cucinare. La cucina è infatti una delle colonne portanti di Dosa Divas. Non si tratta di un semplice minigioco accessorio, ma di un vero sistema parallelo alla progressione. Raccogliendo ingredienti durante l’esplorazione, si possono preparare piatti tramite una serie di sequenze interattive basate su QTE: mescolare, friggere, tagliare, dosare spezie, mantenere il ritmo corretto. In base alla precisione del giocatore, si ottengono più o meno porzioni e quindi maggiori benefici.
I piatti preparati non sono solo “oggetti curativi”, ma strumenti fondamentali per il combattimento e la progressione narrativa. Possono curare, ricaricare risorse o applicare bonus. E soprattutto vengono usati per aiutare gli NPC, rafforzando il legame tra cucina e comunità: cucinare diventa un atto di ricostruzione sociale oltre che meccanica.
Il combattimento, dal canto suo, è un sistema a turni con forte enfasi sul ritmo e sulla precisione. Ogni attacco e difesa richiede input temporizzati: parate perfette riducono o annullano i danni, mentre attacchi ben eseguiti aumentano l’efficacia delle abilità. A questo si aggiunge un sistema di debolezze legato ai “sapori” – come piccante, dolce, salato o agrumato – che sostituiscono i classici elementi RPG. Capire e sfruttare queste debolezze è essenziale per abbattere le difese nemiche. Le battaglie contro i nemici della corporazione LinaWorks sono spesso anche molto creative: si va da burocrati armati di documenti a guardie aziendali, tutti con animazioni e personalità caricaturali. I boss, in particolare, tendono a spingere di più sul sistema, richiedendo gestione delle difese, uso degli oggetti e attenzione ai pattern.

C’è anche un sistema di “boost” che permette di potenziare attacchi o difese spendendo risorse accumulate durante il turno, aggiungendo un minimo di strategia in più. Tuttavia, nel complesso, il combat system rimane abbastanza accessibile e tende a non punire troppo il giocatore, anche perché non esiste un vero e proprio game over tradizionale: anche in caso di sconfitta si viene semplicemente riportati in gioco. Questa scelta rende l’esperienza più fluida e narrativa, ma allo stesso tempo può togliere un po’ di tensione alle battaglie più importanti.
Uno degli aspetti più affascinanti di Dosa Divas è sicuramente la direzione artistica. Il mondo è pieno di colori vivaci, personaggi stilizzati e ambientazioni che spaziano da villaggi costieri a zone sotterranee o ambienti più naturali e surreali. Goddess, la mech che accompagna le protagoniste, è anche un mezzo di esplorazione e contribuisce a dare un senso di viaggio continuo tra le varie aree. Tuttavia, proprio l’esplorazione è uno degli elementi più controversi. Le ambientazioni, pur belle da vedere, tendono a ripetersi e non offrono sempre un grande senso di scoperta. Anche le abilità sbloccabili per muoversi meglio – come rampini o strumenti per aprire nuove strade – spesso riportano semplicemente in aree già viste, senza espandere davvero il mondo in modo significativo.
Un altro punto che divide è la struttura delle attività: cucinare e combattere sono molto centrali, ma tendono a diventare ripetitivi nel lungo periodo. I minigiochi di cucina, pur carini e ben realizzati all’inizio, non si evolvono abbastanza da mantenere sempre alta l’attenzione, e lo stesso vale per i combattimenti, che pur funzionando bene nelle prime ore, finiscono per seguire schemi abbastanza simili fino alla fine. Anche il sistema di progressione, basato sull’aiutare i villaggi e aumentare l’affinità con le comunità, è interessante sulla carta ma alla lunga può risultare un po’ macchinoso, soprattutto quando alcune azioni devono essere ripetute più volte per sbloccare abilità chiave o avanzare nella storia.

Nonostante questo, Dosa Divas riesce a mantenere un’identità molto forte grazie alla sua scrittura e ai suoi personaggi. Il rapporto tra le sorelle è il vero motore emotivo del gioco, e la presenza della terza sorella, Lina, come antagonista aggiunge un livello di tensione familiare che funziona sorprendentemente bene. Il gioco tocca temi anche pesanti, come trauma, perdita e trasformazione delle tradizioni culturali, ma lo fa alternando momenti più leggeri e ironici che alleggeriscono il tutto.
La durata relativamente contenuta dell’avventura su PS5, che si aggira intorno alle 6-7 ore per la storia principale (circa 15 per un completamento totale), contribuisce a rendere l’esperienza più concentrata. Nonostante alcune ripetizioni, il ritmo generale resta abbastanza serrato da evitare che il gioco si trascini troppo.
In definitiva, Dosa Divas è un RPG che vive di contrasti. È semplice ma pieno di idee, accessibile ma a tratti ripetitivo, leggero nella struttura ma sorprendentemente profondo nei temi. Non tutto funziona perfettamente insieme, ma il risultato finale è comunque quello di un’esperienza coerente nel suo cuore emotivo: il cibo come legame, come memoria e come strumento per ricostruire ciò che si è spezzato. Non è un gioco perfetto, ma è uno di quelli che lasciano qualcosa addosso. E su PS5, tra colori, musica e atmosfera, questo viaggio culinario e familiare riesce comunque a farsi ricordare con piacere.
Dosa Divas è un RPG narrativo dal forte impatto emotivo che unisce cucina, combattimenti a turni basati sul ritmo e una storia familiare sorprendentemente profonda. Il punto di forza assoluto è la scrittura, che intreccia temi di identità culturale, trauma e legami familiari attraverso un mondo originale dominato dal conflitto tra tradizione culinaria e industria alimentare. Anche la direzione artistica e l’idea di trasformare il cibo in meccanica centrale del gameplay danno al gioco una personalità unica.
Il sistema di combattimento e i minigiochi di cucina funzionano bene nelle prime ore, ma tendono a diventare ripetitivi e poco variati nel lungo periodo. Anche l’esplorazione e la progressione, pur coerenti con il tema, non sempre riescono a mantenere alta la freschezza dell’esperienza.
Nonostante questo, Dosa Divas rimane un’avventura compatta, piena di stile e con un cuore narrativo forte, capace di lasciare il segno soprattutto a chi apprezza le esperienze più guidate e tematiche.Dosa Divas
VOTO FINALE - 8
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