Ringwyrm, l’horror shooter che unisce estetica sovietica e meccaniche retro

Ringwyrm: il nuovo incubo soviet-fantasy che non vi farà dormire tranquilli
Il panorama degli shooter indipendenti continua a sfornare esperimenti estetici coraggiosi e Ringwyrm, l’ultima fatica di Scumhead, sembra intenzionato a lasciare il segno come riportato da Rock Paper Shotgun. Il gioco si presenta come un action horror immersivo che fonde un’estetica fantasy sporca a suggestioni post-sovietiche, il tutto filtrato attraverso una lente cromatica torbida che ricorda le produzioni più disturbanti dei primi anni Duemila.
Sangue, ferro e “Latte” nell’Isola Umbra
Sviluppato dall’autore del visionario Mohrta, Ringwyrm si allontana in parte dalle derive GDR per abbracciare con più decisione la filosofia dei boomer shooter, inserendoli però in un mondo non lineare e interconnesso. La narrazione ci porta sedici anni dopo la fine della Guerra del Ferro: la sconfitta nazione di Schovekia si è rifugiata nell’Isola Umbra, dove ha scoperto il “Latte”, un elemento arcano capace di trasformare radicalmente la società. In questo scenario vestiremo i panni di Edna Gotts, un’orfana di guerra reclutata forzatamente per un’operazione militare insieme alle sue sorelle.
Il gameplay promette un approccio rigido e punitivo tipico del survival horror classico, ma declinato in prima persona. Una meccanica su tutte definisce il ritmo degli scontri: per mirare con precisione è necessario restare immobili, mentre per muoversi rapidamente bisogna rinunciare alla stabilità del puntamento. Una scelta che punta a generare un costante senso di vulnerabilità, obbligando a gestire con estrema cura il posizionamento e le distanze dai nemici, in un’architettura ambientale che appare già complessa e opprimente.
La scommessa di Scumhead
Il gioco non ha ancora una data di uscita precisa, se non un generico 2027, ma è già disponibile per la wishlist su Steam. Ci troviamo davanti a un progetto che non ha paura di risultare sgradevole o ostico, anzi, ne fa il suo vanto.
L’idea di vincolare la mira al movimento in un titolo con una prospettiva così rapida ci sembra una scommessa rischiosa ma affascinante: nel mercato saturo di retro-shooter tutti uguali, Ringwyrm prova a recuperare quella cattiveria meccanica che avevamo quasi dimenticato. Nonostante la finestra di lancio ancora lontana, l’immaginario messo in campo ci convince e ci spinge a tenere d’occhio le coste dell’Isola Umbra. Se il bilanciamento tra esplorazione non lineare e rigidità dei combattimenti terrà botta, potremmo trovarci tra le mani un piccolo cult.
