Per l’ex capo di PlayStation la remaster mancata di Bloodborne è un mistero. Sony però ha chiuso lo studio che voleva farla

Bloodborne di FromSoftware, fermo su PS4 e senza versione PS5 nonostante le richieste dei fan

Il 22 luglio, sul palco del CEDEC di Yokohama, la conferenza annuale degli sviluppatori giapponesi, Shuhei Yoshida ha detto che l’assenza di una versione PS5 di Bloodborne è un mistero. Il 27 febbraio Jason Schreier, il cronista di Bloomberg che si occupa dell’industria dei videogiochi, aveva già scritto chi ha detto no, a chi e quando.

Il keynote di Yokohama, minuto 59

Yoshida ha presieduto i Worldwide Studios di Sony, cioè l’insieme degli studi interni PlayStation, dal 2008 al 2019, poi ha guidato l’iniziativa dedicata agli indie fino al ritiro, a gennaio 2025. Al CEDEC 2026 gli è toccato il keynote di apertura, trasmesso in diretta mercoledì 22 luglio, e nello stesso evento ha ricevuto il premio speciale dei CEDEC Awards. Il discorso ripercorreva trent’anni di carriera prendendo un gioco alla volta come pretesto. Intorno al cinquantanovesimo minuto è arrivato a Bloodborne.

Yoshida ha fatto notare che i team interni PlayStation pubblicano remaster in continuazione e che molti di quei giochi finiscono pure su PC, mentre l’action RPG diretto da Hidetaka Miyazaki e uscito su PS4 nel marzo 2015 è rimasto esattamente dov’era. Se lo sente chiedere spesso, ha spiegato, e la sua risposta, riportata da Insider Gaming, è che la faccenda “viene considerata un mistero”. Poi ha aggiunto che il gioco potrebbe uscire come potrebbe non uscire, che un seguito potrebbe arrivare come no, e che da fan spera di sì.

Il no non arriva da Sony

Yoshida ha lasciato la struttura degli studi nel 2019 e Sony del tutto sei anni dopo, quindi il suo “non lo so” ha una base. Solo che una parte consistente della risposta è pubblica da cinque mesi. Il 19 febbraio Sony ha annunciato la chiusura di Bluepoint, lo studio di Austin che aveva firmato i remake di Shadow of the Colossus e Demon’s Souls: settanta persone, saracinesca abbassata a marzo. Otto giorni più tardi Schreier ha raccontato cosa era successo prima. Dopo la cancellazione del God of War live service, a inizio 2025, Bluepoint era rimasta senza progetto approvato e aveva proposto a Sony proprio il remake di Bloodborne. Le fonti del report dicono che allo studio fu risposto che i conti tornavano, ma che FromSoftware non voleva.

Il proprietario del marchio, in questa storia, è Sony. FromSoftware ha sviluppato il gioco e non ne detiene i diritti, tanto che Miyazaki da anni risponde alle domande sul seguito dicendo che non tocca a lui parlarne. L’unico soggetto che potrebbe dare il via libera senza chiedere niente a nessuno è quello che ha detto di sì e si è fermato lo stesso.

La teoria Miyazaki regge da un anno e mezzo

A gennaio 2025, appena diventato ufficiale il suo addio a Sony, Yoshida aveva offerto la sua spiegazione al podcast americano Kinda Funny: Miyazaki sarebbe troppo legato al gioco per lasciarlo ad altri e troppo impegnato per rifarlo di persona, e PlayStation rispetterebbe la cosa pur avendone il diritto. L’aveva presentata come una supposizione personale, dicendo che non sapeva più cosa succedesse nel first party. Il report di febbraio le ha dato un puntello.

Miyazaki, per parte sua, nel giugno 2024 aveva detto a PC Gamer che in studio la conversione PC la vogliono tutti, che lui a dirlo si metterebbe nei guai e che comunque non è contrario. Sul fronte agenda non è cambiato granché: The Duskbloods, il PvPvE per Switch 2 che dirige, annunciato il 2 aprile 2025, secondo la casa madre di FromSoftware è ancora atteso entro quest’anno. Chi aspetta qualcosa che somigli a Yharnam nel frattempo si è messo il cuore in pace altrove, tipo su Mortal Shell II.

Chi avrebbe potuto farlo non c’è più

La chiusura di Bluepoint è arrivata una settimana dopo l’annuncio del remake della trilogia di God of War, affidato ad altri. Hermen Hulst, che dei PlayStation Studios è il capo, l’ha spiegata al personale con un “contesto industriale sempre più impegnativo” in una mail interna letta da Kotaku, mentre la divisione gaming di Sony registrava profitti in crescita. Stesso schema di Ninja Theory, con l’insegna cambiata.

Il mistero, insomma, non è perché Bloodborne non abbia una remaster: quello è documentato dal 27 febbraio. Il mistero è perché Sony continui a chiedere il permesso su un marchio che le appartiene, e perché nel farlo abbia sciolto l’unica squadra che aveva già alzato la mano due volte. L’unica versione che gira sopra i trenta fotogrammi al secondo, intanto, resta quella dei modder, che il permesso non l’hanno chiesto a nessuno.

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