[Recensione] Luna Abyss
Luna Abyss è uno sparatutto in prima persona ambientato in un inquietante scenario sci-fi, dove una prigione orbitale e una misteriosa struttura chiamata Abisso fanno da sfondo a un’esperienza fatta di azione frenetica, esplorazione e combattimenti in stile bullet-hell. Nei panni di Fawkes, una detenuta costretta a scendere sempre più in profondità in questo mondo ostile, il giocatore si trova a fronteggiare nemici, segreti e un sistema di regole tanto affascinante quanto spietato. Tra atmosfere fortemente stilizzate, una narrazione frammentata e un gameplay che mescola shooting, movimento e piattaforme, il gioco costruisce un’identità precisa, puntando più sull’impatto e sul ritmo dell’azione che sulla complessità delle sue meccaniche.

L’ambientazione è il primo elemento che colpisce. Il gioco ci porta su una sorta di luna artificiale, diventata nel tempo una prigione orbitale, un enorme complesso industriale e biologico che scende sempre più in profondità in una struttura chiamata Abisso. Qui vestiamo i panni di Fawkes, una prigioniera con un destino tutt’altro che comune, costretta a esplorare questo mondo frammentato in cambio della riduzione della sua pena. Ad accompagnarci c’è Aylin, una presenza enigmatica e inquietante, una sorta di supervisore che comunica con noi mentre restiamo sempre intrappolati in questo ciclo di missioni.
La premessa è volutamente carica di mistero. Non tutto viene spiegato subito, anzi, gran parte della storia si costruisce per frammenti: dialoghi, incontri occasionali, registrazioni e dettagli ambientali che invitano il giocatore a collegare i pezzi da solo. Il risultato è una narrazione che non sempre è immediata o lineare, ma che funziona proprio per questo suo modo di suggerire più che spiegare. Alcuni passaggi risultano più chiari di altri, e non tutto viene sempre approfondito come ci si aspetterebbe, ma il fascino del mondo resta intatto dall’inizio alla fine.
Dal punto di vista estetico, Luna Abyss è uno di quei giochi che riescono a restare impressi. L’uso della luce è probabilmente una delle sue caratteristiche migliori: contrasti forti, colori saturi come il rosso, il blu e il viola che emergono da ambienti per lo più cupi e industriali. Le strutture sono enormi, spesso oppressive, fatte di metallo, cemento, tubature e architetture che sembrano crescere senza una vera logica apparente. In alcuni momenti ci si trova a guardare scenari che sembrano quasi irreali, come se fossero sospesi tra una visione onirica e un incubo tecnologico. Questa sensazione di “mondo sospeso” è costante. Anche quando gli ambienti cambiano — da caverne industriali a spazi più aperti o strutture che ricordano città abbandonate — rimane sempre una sensazione di decadenza e isolamento. Nonostante la linearità dei livelli, il design riesce comunque a sorprendere grazie alla varietà visiva e alla cura nei dettagli. È un gioco che raramente lascia indifferenti dal punto di vista estetico.

Il cuore dell’esperienza, però, è il gameplay. Luna Abyss costruisce tutto attorno a un sistema di combattimento che mescola sparatutto in prima persona, movimento rapido e schemi di proiettili tipici dei bullet-hell. Il ritmo è sempre elevato: si corre, si salta, si scivola, si schivano ondate di attacchi mentre si cerca di mantenere il controllo della situazione. La sensazione generale è quella di un flusso continuo, dove il giocatore non si ferma mai davvero.
Una delle scelte più particolari è il sistema di mira automatica. Invece del classico sistema di puntamento libero tipico degli FPS, qui si utilizza un aggancio automatico ai nemici che permette di concentrarsi molto di più sul movimento e sulla sopravvivenza. Non si tratta di una semplificazione fine a sé stessa, ma di un cambio di filosofia: il combattimento non ruota tanto attorno alla precisione del tiro, quanto alla gestione dello spazio e dei tempi di reazione. È una scelta che può dividere, ma che definisce chiaramente l’identità del gioco. Questo sistema si integra con la necessità costante di cambiare arma. Le armi disponibili non sono moltissime, ma ognuna ha un ruolo preciso, spesso legato alla gestione di determinati tipi di nemici o barriere energetiche. Alcuni avversari, infatti, sono protetti da scudi colorati che richiedono l’uso di un’arma specifica per essere abbattuti. Questo costringe a un continuo cambio di equipaggiamento durante gli scontri, creando un ritmo molto particolare, quasi coreografico.
Il rovescio della medaglia è che non tutte le armi hanno lo stesso impatto. Alcune risultano più utili come strumenti situazionali che come vere e proprie opzioni offensive, e il sistema di gestione dell’overheat o del cooldown limita ulteriormente l’uso continuativo delle armi più potenti. Questo può dare la sensazione che il combattimento sia più guidato da regole precise che da una libertà totale di approccio, ma allo stesso tempo contribuisce a mantenere l’azione leggibile e strutturata. Quando tutto funziona, però, il risultato è molto soddisfacente. Le battaglie più intense diventano veri e propri intrecci di movimento e decisioni rapide, in cui si alternano schivate, attacchi mirati e uso delle abilità. Alcuni nemici introducono momenti particolarmente caotici, con ondate di proiettili che riempiono lo schermo, ma il gioco riesce quasi sempre a mantenere un equilibrio tra sfida e controllabilità.

Un altro elemento che merita attenzione è la componente di movimento e platforming. Qui Luna Abyss sorprende in positivo. Il sistema di salto, doppio salto, dash e interazioni ambientali è fluido e ben integrato nel level design. Non si tratta solo di passare da un combattimento all’altro, ma di attraversare spazi che spesso richiedono attenzione e tempismo. In alcuni momenti si ha davvero la sensazione di muoversi dentro un’enorme struttura viva, dove il movimento stesso diventa parte dell’esperienza. A questo si aggiungono alcune meccaniche più particolari, come la possibilità di interagire con dispositivi ambientali o persino “possedere” unità meccaniche per sfruttarne le abilità. Sono elementi che spezzano il ritmo e aggiungono varietà senza mai allontanarsi troppo dall’identità principale del gioco.
Le sezioni platform sono generalmente più rilassate rispetto al combattimento, ma non per questo meno curate. Anzi, spesso fungono da pausa necessaria tra uno scontro e l’altro, pur mantenendo una certa tensione di fondo. Non ci sono grandi libertà di esplorazione o percorsi alternativi, ma il design dei livelli è costruito in modo da mantenere sempre una direzione chiara, senza mai risultare dispersivo.
Dal punto di vista della progressione, il gioco rimane piuttosto contenuto e lineare. Le migliorie esistono, ma non si parla di sistemi profondi o ramificati: più che altro si tratta di potenziamenti mirati e oggetti nascosti che arricchiscono leggermente l’esperienza. Anche la struttura generale tende a seguire un ritmo abbastanza costante, alternando fasi di attraversamento, combattimenti e momenti narrativi senza grandi deviazioni.

La colonna sonora accompagna bene tutto questo, passando da momenti più ambientali e sospesi a tracce più energiche durante i combattimenti. Anche il comparto sonoro contribuisce molto alla sensazione di immersione, con effetti ben posizionati e un uso interessante della spazialità del suono.
Sul piano tecnico, la versione PlayStation 5 si comporta in modo solido. L’esperienza è stabile e fluida, e il lavoro di ottimizzazione permette al gioco di mantenere un buon livello di dettaglio anche nelle situazioni più caotiche. Non ci sono particolari problemi che compromettono l’esperienza generale, e l’impatto visivo resta sempre molto forte.
In definitiva, Luna Abyss è un gioco che non punta a reinventare il genere, ma a reinterpretarlo attraverso una visione molto precisa. È uno sparatutto in prima persona che vive di ritmo, atmosfera e intensità, più che di complessità sistemica. Alcune scelte, come la mira automatica o la struttura piuttosto lineare, possono non convincere tutti, e non tutto è perfettamente rifinito in ogni suo aspetto. Ma quando si entra nel suo flusso, quando movimento e combattimento si fondono con l’estetica del mondo, il gioco riesce a offrire momenti davvero riusciti. Luna Abyss non è un titolo che cerca di sorprendere con la quantità, ma con la coerenza. E nel suo modo cupo, frenetico e a tratti ipnotico di mettere insieme azione e atmosfera, riesce quasi sempre a centrare l’obiettivo.
Luna Abyss è uno sparatutto in prima persona intenso e stilisticamente fortissimo, che punta tutto su ritmo, atmosfera e combattimenti sempre in movimento. Non è un gioco profondo sul piano delle meccaniche o della progressione, ma quando entra nel suo flusso tra scontri, platforming e boss fight riesce a essere estremamente coinvolgente e soddisfacente.Luna Abyss
VOTO FINALE - 8.8
8.8
