[Recensione] Mina the Hollower
Ci sono giochi che non provano semplicemente a imitare il passato, ma a ricordarti perché certi classici sono rimasti impressi nella memoria. Mina the Hollower appartiene esattamente a questa categoria: a prima vista sembra un omaggio diretto all’epoca Game Boy Color, con una chiara parentela spirituale con i vecchi The Legend of Zelda bidimensionali, ma bastano poche ore per capire che Yacht Club Games non si è limitata a costruire un esercizio di nostalgia. Sotto quella superficie fatta di pixel, chiptune e schermate compatte c’è un’avventura enorme, densa, severa e sorprendentemente moderna.
Su PS5 il gioco arriva con tutta la sua anima retro intatta, ma con una pulizia e una fluidità che rendono l’esperienza estremamente piacevole anche su uno schermo grande. L’estetica a 8-bit non è un semplice filtro applicato per evocare ricordi: ogni area ha una propria identità cromatica, ogni personaggio ha un ritratto espressivo, ogni nuova regione viene introdotta con piccole vignette che danno subito il senso di entrare in un luogo importante. Il mondo di Tenebrous Isle è gotico, macabro, a tratti buffo, pieno di creature antropomorfe, aristocratici decadenti, mostri, fantasmi e abitanti eccentrici. È un universo che sembra più grande di quello che viene raccontato esplicitamente, e questa è una delle sue qualità migliori.

La protagonista, Mina, è una Hollower, capace di scavare sottoterra per pochi istanti. Questa abilità non è un semplice espediente narrativo, ma il cuore stesso del gioco. Serve per schivare, attraversare pericoli, raggiungere piattaforme lontane, scoprire passaggi nascosti e affrontare nemici che, soprattutto nelle prime ore, possono mettere seriamente in difficoltà. Mina non è Link con un altro costume: va capita, studiata, padroneggiata. Il suo movimento può sembrare inizialmente insolito, persino un po’ rigido, ma quando si entra nel ritmo giusto diventa possibile concatenare attacchi, salti, scavi e contrattacchi con grande soddisfazione.
La storia parte con Mina diretta verso la città di Ossex, centro nevralgico dell’avventura, dopo che i generatori che alimentano l’isola sono stati disattivati. Il suo obiettivo è riattivare sei Spark Generators sparsi nelle varie regioni, ma naturalmente il viaggio si complica presto. Ribellioni, vecchi alleati diventati nemici, segreti nascosti e risvolti sempre più inquietanti danno alla trama un tono più serio di quanto l’aspetto colorato possa far pensare. Non è una storia invadente, né continuamente spiegata con lunghi dialoghi, ma funziona proprio perché lascia spazio all’esplorazione, agli indizi ambientali e alle conversazioni opzionali con i personaggi.

Il mondo è quasi subito aperto. Dopo una breve introduzione, Mina può dirigersi verso più aree in ordini diversi, anche se il gioco suggerisce in modo sottile quali percorsi siano più adatti all’inizio. Questa libertà è una delle caratteristiche più riuscite dell’esperienza. Ogni regione ha un tema forte: cripte, paludi, zone autunnali, luoghi ghiacciati, castelli e scenari più strani e astratti nelle fasi avanzate. Alcune aree sono più ostiche di altre, ma la possibilità di deviare, tornare indietro, cercare trinket utili o affrontare una zona più avanti del previsto rende l’avventura personale e viva.
L’esplorazione è forse l’elemento più generoso di Mina the Hollower. Il gioco è pieno di segreti, forzieri, percorsi laterali, stanze nascoste, venditori, missioni secondarie e ricompense. Ogni schermata sembra poter nascondere qualcosa. A volte basta osservare una crepa, un muro sospetto, una piattaforma apparentemente irraggiungibile o un ostacolo che in quel momento non si sa ancora superare. Tornare sui propri passi non pesa quasi mai, perché nuovi strumenti e trinket possono trasformare completamente il modo in cui si interpreta un’area già visitata.
Il sistema di crescita è semplice ma efficace. Le Bones fungono sia da valuta sia da risorsa per potenziamenti e progressione. Servono per acquistare oggetti, chiavi, trinket, armi e miglioramenti, ma sono anche legate alla crescita delle statistiche. Morendo si rischia di perderle, secondo una logica chiaramente vicina ai Soulslike: se si riesce a tornare nel punto della morte si può recuperare ciò che è stato lasciato indietro, ma un secondo errore può costare caro. È una meccanica punitiva, senza dubbio, ma anche coerente con il tipo di tensione che il gioco vuole costruire.

Il combattimento è impegnativo. I nemici non sono semplici ostacoli da eliminare rapidamente: molti attaccano con pattern precisi, fanno parecchi danni e obbligano a usare lo scavo non solo come movimento, ma come vera schivata. Le armi principali modificano molto l’approccio. Il Nightstar, una sorta di frusta o mazza con catena, permette di tenere le distanze ed è probabilmente la scelta più naturale per molti giocatori. Il martello colpisce più pesantemente, le lame sono più rapide, e ci sono anche soluzioni più particolari come scudi e armi capaci di aprire approcci differenti. Ogni arma può essere potenziata e, col tempo, il gioco incoraggia a sperimentare.
Accanto alle armi principali ci sono le Sidearms, strumenti secondari consumabili che ricordano in parte Castlevania. Asce da lancio, evocazioni, scatti, dispositivi meccanici e soluzioni più bizzarre danno al combattimento una varietà notevole. I Trinket, invece, permettono di personalizzare ulteriormente Mina: alcuni aiutano nell’esplorazione, altri in battaglia, altri ancora permettono di sopravvivere meglio in aree specifiche. La cosa bella è che non sembrano semplici bonus numerici, ma piccoli pezzi di build che possono cambiare il modo di giocare.
La difficoltà è destinata a dividere, ma va detto che il gioco fa moltissimo per venire incontro a pubblici diversi. Mina the Hollower è duro, e in alcuni momenti può risultare davvero punitivo, specialmente quando combat, piattaforme e pericoli ambientali si sovrappongono. Alcune sezioni richiedono precisione elevata, e non sempre il sistema di movimento risulta perfetto quanto l’ambizione del level design vorrebbe. Anche la guarigione, basata sul plasma recuperato attaccando i nemici, introduce un interessante rischio-calcolo: curarsi subito o aspettare di aver “ricostruito” abbastanza salute potenziale? L’idea è brillante, ma durante gli scontri più caotici può diventare fonte di tensione.

Fortunatamente, il sistema di modificatori è straordinariamente ampio. Si può ridurre il danno subito, aumentare la velocità, rendere più permissivo lo scavo, evitare la perdita di Bones, aggiungere checkpoint, rendere Mina invincibile o persino trasformare il gioco in qualcosa di più assurdo e sperimentale. Alcuni modificatori disattivano obiettivi e imprese, ma la loro presenza è comunque un grande merito: non banalizzano il gioco, semplicemente permettono a più persone di godersi l’avventura secondo la propria soglia di pazienza e abilità.
Non tutto è impeccabile. L’assenza di una mappa tradizionale dettagliata può rendere l’orientamento faticoso, soprattutto nelle prime ore o quando si cerca un passaggio specifico. Il mondo è memorabile, ma è anche vasto e pieno di deviazioni, quindi capita di girare in tondo più del necessario. Alcuni enigmi ambientali sono ben costruiti, altri dipendono un po’ troppo dalla capacità di notare un dettaglio minuscolo. Anche il platforming, pur spesso creativo, può diventare frustrante quando chiede precisione estrema in un sistema nato più per l’azione top-down che per salti millimetrici.
Detto questo, i pregi superano nettamente le asperità. La direzione artistica è splendida, la colonna sonora chiptune è trascinante, l’atmosfera gotica funziona benissimo e il mondo è talmente ricco da invogliare a tornare anche dopo i titoli di coda. Tra New Game Plus, segreti, aree opzionali, trinket, armi, percentuali di completamento e modificatori, Mina the Hollower è un gioco enorme, molto più corposo di quanto la sua estetica “piccola” lasci immaginare.
Mina the Hollower è una splendida avventura d’azione: difficile, generosa, elegante, piena di carattere e costruita con una cura rara. Non è sempre morbida con il giocatore, e qualche scelta può risultare spigolosa, ma ha personalità da vendere e un’identità fortissima. Su PS5 è un’esperienza consigliatissima a chi ama Zelda 2D, Castlevania, i mondi pieni di segreti e le sfide capaci di dare soddisfazione vera. Mina non è solo una nuova eroina riuscita: è il centro di un’avventura che ha tutte le carte in regola per diventare un piccolo classico moderno.
Mina the Hollower è un’avventura d’azione ricchissima, curata e sorprendentemente ampia, capace di fondere nostalgia Game Boy Color, struttura da Zelda 2D e sensibilità moderna. La difficoltà può essere severa e qualche sezione platform risulta più spigolosa del dovuto, ma l’esplorazione, la personalizzazione, l’atmosfera gotica e la qualità generale del mondo di gioco compensano ampiamente. Una nuova prova di forza per Yacht Club Games e una delle esperienze indie più interessanti dell’anno.Mina the Hollower
VOTO FINALE - 9
9
